di Alessandro Farruggia L’epidemia non cala più. E, anzi, torna a salire leggermente la pressione sugli ospedali. Ieri, come ogni lunedì, ci sono stati meno tamponi – appena 77.993, 24.981 meno di domenica – e abbiamo avuto 10.800 positivi a fonte dei 14.282 del giorno prima, con i morti che restano sostanzialmente invariati, 348 contro 347. Il maggior numero di decessi è in Emilia-Romagna (+54), Veneto (+50), Sicilia (+34) e Campania (+31). Il rapporto tamponi totalicasi positivi è stabile al 13,8%. Da notare che il rapporto positivitamponi ai mai testati...

di Alessandro Farruggia

L’epidemia non cala più. E, anzi, torna a salire leggermente la pressione sugli ospedali. Ieri, come ogni lunedì, ci sono stati meno tamponi – appena 77.993, 24.981 meno di domenica – e abbiamo avuto 10.800 positivi a fonte dei 14.282 del giorno prima, con i morti che restano sostanzialmente invariati, 348 contro 347. Il maggior numero di decessi è in Emilia-Romagna (+54), Veneto (+50), Sicilia (+34) e Campania (+31). Il rapporto tamponi totalicasi positivi è stabile al 13,8%. Da notare che il rapporto positivitamponi ai mai testati (che esclude i tamponi di controllo ai già positivi) è del 30,5% a livello nazionale ma dell’80,8% in Veneto, del 53,8% in provincia di Trento e del 55,7% in Emilia Romagna mentre in Lombardia è ’solo’ al 28,5% e in Toscana al 18,9%. I dati elevati di molte regioni sono in parte spiegati dal fatto che con meno tamponi effettuati si testano meno gli asintomatici e di più i casi più seri. Il Veneto rimane in questa fase la regione più colpita (+1.682 casi), seguita da Emilia-Romagna (+1.600), Sicilia (+1.391), Lazio (+1.334), Lombardia (+863) e Campania (747).

Di certo, anche se aumenta il numero dei dimessi (+16.206), gli ospedali soffrono per i tanti nuovi arrivi. Il numero dei ricoverati con sintomi sale da 4 giorni consecutivi ed è ora a quota 23.317 (+242) mentre quello delle terapie intensive, che era salito per tre giorni, si stabilizza a quota 2.579 (-4, domenica +14) con +136 nuovi ingressi.

Secondo i dati elaborati dall’Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), in Italia il tasso di occupazione delle terapie intensive era ieri esattamente sulla soglia di attenzione (30%). Ma in provincia di Trento ha raggiunto il 49% (a un passo dalla soglia di allarme fissata dal 50%), in Lombardia al 39%, in Veneto al 37%, in Friuli al 35%, in Liguria al 33%, in Emilia Romagna e Marche al 31% e in Piemonte e Puglia al 30%. L’occupazione da parte dei pazienti Covid delle aeree non critiche è in Italia al 36% (sotto la soglia del 40%) ma in provincia di Trento è al 63% e in Friuli al 52% (entrambe sopra la soglia di allarme), in Piemonte al 48%, nel Lazio al 45%, in Emilia Romagna e Puglia al 43%, in Marche e Liguria al 41%.

"La terza ondata – osserva Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università statale di Milano – è una certezza, il peggioramento potrà avvenire a metà mese. In questi ultimi giorni c’è stato un rallentamento della discesa. Stiamo mitigando la malattia, riducendo la velocità di contagio, ma non riusciamo a controllarla. Il fatto che aumenti la percentuale di positivi con pochi tamponi eseguiti in questi giorni ci fa intravedere che le cose non stanno andando bene, non come si sperava. Bisognerà valutare bene a livello territoriale la riapertura delle scuole, ed è indispensabile velocizzare la campagna di vaccinazione".