Francesco Mercadante Quando Bruno Migliorini introdusse nella grammatica la categoria delle parole macedonia, non immaginava che, 50 anni dopo, qualcuno l’avrebbe usata per spiegare il nome d’una libera enciclopedia online: definizione che i ‘wikicultori’ danno del proprio medium. Un linguista può...

Francesco

Mercadante

Quando Bruno Migliorini introdusse nella grammatica la categoria delle parole macedonia, non immaginava che, 50 anni dopo, qualcuno l’avrebbe usata per spiegare il nome d’una libera enciclopedia online: definizione che i ‘wikicultori’ danno del proprio medium. Un linguista può essere lungimirante, ma non può anticipare l’evoluzione della lingua. Alle nuove generazioni, però, non interessa che Wikipedia sia una parola macedonia, bensì che valga come risposta efficace, qualcosa che neutralizzi le fatiche di portarsi appresso libroni ingombranti.

Questo contenitore virtuale con più di 50 milioni di voci, infatti, nasce dal dogma della rapidità: wiki, in lingua hawaiana, significa veloce. Occorre una pausa morale. Lorenzo Rocci, il gesuita che redasse l’omonimo vocabolario di greco, impiegò 25 anni per portarlo a termine. Goethe dedicò 60 anni alla stesura del Faust. Oggi, invece, un altro ‘problema’: la cooperazione. Di fatto, chiunque può dare un contributo. Questa la regola ‘conviviale’ del web 2.0: ognuno può dire la propria. Democratico, per carità! Ma non è una contraddizione culturale? Occupiamoci del secondo elemento: –pedia. Si usa in analogia col greco paidèia (educazione, formazione) e, col wiki, genera il significato di formazione veloce. Ecco la contraddizione! Quanto può essere veloce la formazione? Qual è il suo livello di attendibilità? Proprio per la presenza d’un suffisso, Wikipedia non sarebbe una vera parola macedonia. Lo strumento è utile, ma non potrà mai sostituire i libroni.