Luigi Caroppo Dal Piemonte alla Sicilia, nel cuore della Toscana e del Lazio, in Puglia, Basilicata e Sardegna la mobilitazione è stata immediata. Le scorie nucleari, qui mai e poi mai. Una sollevazione popolare: comitati, associazioni, partiti, cittadini, sindaci, parlamentari. Tutti pronti alla barricate, senza colori politici da difendere e gonfaloni da mostrare: il paesaggio non si tocca, l’immagine...

Luigi

Caroppo

Dal Piemonte alla Sicilia, nel cuore della Toscana e del Lazio, in Puglia, Basilicata e Sardegna la mobilitazione è stata immediata. Le scorie nucleari, qui mai e poi mai. Una sollevazione popolare: comitati, associazioni, partiti, cittadini, sindaci, parlamentari. Tutti pronti alla barricate, senza colori politici da difendere e gonfaloni da mostrare: il paesaggio non si tocca, l’immagine non deve sbiadire, il terreno non deve rischiare di essere contaminato. Tutti insieme: un grande coro di no alla mappa sul parcheggio dei residui nucleari che è circolata ieri mattina.

Detto che la cultura ambientale in Italia è a livello scolastico, o anche meno, appena si intravedono parole come scorie, nucleare, radiazioni si pensa immediatamente a immagini che ci riportano a Chernobyl, al disastro, alla morte. Dimenticandoci che in Italia l’energia nucleare non è stata mai di casa tanto che abbiamo continuato a importarla dall’estero. Ma perché all’improvviso saltano fuori queste carte geografiche dell’Italia (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee sul sito della Sogin) con i simboli sinistri del triangolo giallonero? Si legge che la mappatura ha avuto il nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente.

Un documento tecnico, redatto da esperti in materia sicuramente dopo analisi specifiche. Non c’è dubbio. Ma quando ci sono scelte così incisive da stravolgere un territorio, seppur rispettando tutte le norme di sicurezza, l’aspetto tecnico dovrebbe essere sì fondamentale ma al servizio di chi è chiamato a riflettere, per poi scegliere al meglio per la collettività: l’amministratore politico. Chi si prende la responsabilità di intersecare le carte con la conoscenza del territorio non dal punto di vista solo geologico, di quanto vale, di cosa rappresenta, del futuro che si vuol cucire addosso a una paese e a una regione, deve essere chi ha l’onore e l’onere di rappresentare la comunità, dal piccolo comune al Paese intero. In una parola la Politica senza alibi tecnici. Quella con la P maiuscola.