Viviana

Ponchia

I nostri figli fanno fatica a pensarci giovani o comunque in circolazione prima di loro. Nasciamo nel momento in cui entriamo nella loro vita e il nostro passato resta avvolto dalla polvere delle favole. Senza contare che invecchiando qualcuno diventa irriconoscibile persino a se stesso e su ciò che è stato si racconta quello che vuole, soppiantato dall’adulto in cui si è trasformato. Dice bene Heather Parisi: della verità non possiamo mai avere certezza, nemmeno quando la raccontiamo avendola vissuta. E’ una bellissima risposta per il figlio di dieci anni preso di striscio da una vipera del web, che scrive: "Sarà triste la tua mamma, è morto il suo amante di gioventù, se cerchi su internet trovi le foto del loro flirt, peccato che fosse sposato". La soubrette e Maradona: gossip di un secolo fa trascinato con perfidia nel presente da una persona disturbata. La signora Parisi, oggi coniugata Anzolin, sa difendersi da sola. Ma la vipera che se la prende con il piccolo un dubbio lo suscita: quanto dobbiamo raccontare di noi “prima” e quante chance ci sono di essere creduti?

Amori, fallimenti e successi, imprese di cui arrossire. Mamma ma questa eri veramente tu? E chi lo sa. C’è nebbia perenne sul passato, tutto cade in prescrizione.

La verità è la scusa che gli ignoranti usano per mancanza di immaginazione, dice ancora la Parisi. Appunto. E allora se dobbiamo raccontare una favola chiudiamola così: la verità, bambino, è che tu sei il lieto fine.