Pensioni, i numeri di Quota 100
Pensioni, i numeri di Quota 100
Il 2021 sarà l’ultimo anno di Quota 100. Dal 2022, con buona pace di Matteo Salvini (che minaccia ferro e fuoco contro la cancellazione dell’anticipo pensionistico: "Guai a chi pensa di tornare alla legge Fornero!"), la sperimentazione triennale che permette l’uscita dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi finirà. Nei prossimi mesi, il ministero del Lavoro, con le sue commissioni di studio e attraverso il confronto col sindacato, dovrà partorire nuove soluzioni di flessibilità per evitare che da gennaio 2022 scatti lo ’scalone’ di 5 anni per chi voglia lasciare il lavoro. Manovra 2021, l'ok della Camera con 298 sì. Ora al...

Il 2021 sarà l’ultimo anno di Quota 100. Dal 2022, con buona pace di Matteo Salvini (che minaccia ferro e fuoco contro la cancellazione dell’anticipo pensionistico: "Guai a chi pensa di tornare alla legge Fornero!"), la sperimentazione triennale che permette l’uscita dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi finirà. Nei prossimi mesi, il ministero del Lavoro, con le sue commissioni di studio e attraverso il confronto col sindacato, dovrà partorire nuove soluzioni di flessibilità per evitare che da gennaio 2022 scatti lo ’scalone’ di 5 anni per chi voglia lasciare il lavoro.

Manovra 2021, l'ok della Camera con 298 sì. Ora al Senato

In pole position, le ipotesi consolidate da mesi tra le quali quella più gradita al ministero dell’Economia, la cosiddetta Quota 102, che eleva a 64 anni il requisito d’età, lasciando invariati i 38 anni di contributi.

Ma non è la sola ricetta in campo: in gioco ci sono anche le proposte che contemplano penalizzazioni (dai 63 anni ma con 1-2% in meno per ogni anno mancante rispetto ai 67), dalla previsione di uscite differenziate in relazione al lavoro svolto (attività gravose come stabilite per l’Ape social), un suggerimento dello stesso premier Giuseppe Conte, fino altre varianti più complesse, come quelle ipotizzate dal senatore dem Tommaso Nannicini.

In realtà, la stessa legge di Bilancio per il 2021 avrebbe dovuto contenere un ampio menù di interventi in materia previdenziale, a cominciare dalla riforma di Quota 100. Ma la pandemia ha preso il sopravvento e tutto è stato rinviato. E così nella manovra sono rimasti la proroga al 2021 di Ape sociale e opzione donna, oltre che della cosiddetta "isopensione" (che serve alle imprese per favorire gli esodi agevolati). Rinviato alla prossima manovra il capitolo delicato e complesso del superamento di Quota 100 a partire dal 2022 e delle modalità per evitare lo scalone.

Ma proprio la fine annunciata di Quota 100, insieme ad altri fattori come la drammatica crisi economica, potrebbe aprire la strada a una vera fuga di massa verso la pensione per coloro che conquisteranno le soglie richieste (38 anni di contributi e 62 di età) il prossimo anno. In primis i nati nel 1959, ma anche quelli tra classe ’58 e classe ’55, che raggiungeranno i 38 anni di contributi nei mesi a venire. In totale, secondo stime di sindacati e addetti ai lavori, si potrebbe arrivare a circa 300mila uscite anticipate. Che, sommate ai pensionamenti di vecchiaia e di altra natura, potrebbe far arrivare a quota 650-700mila i numeri dell’esodo dal lavoro, circa 150-200mila lavoratori in più rispetto al 2019. Con una concentrazione notevole nei settori più a rischio licenziamento (turismo, commercio, servizi) o in quelli di maggiore sofferenza (scuola, sanità, forze dell’ordine).

Il punto – insistono dal sindacato – è che, all’allarme derivante dalla fine del meccanismo e dall’incertezza per il futuro, si sommano altri fattori eccezionali come l’emergenza economica causata dalla pandemia. I lavoratori sessantenni del privato che oggi si ritrovano in cassa integrazione, con la prospettiva di un altro anno di ammortizzatore sociale o con quella del licenziamento (una volta finito il blocco), non vedono l’ora di poter agganciare la pensione.