Il piccolo Karim, col casco e in classe (dove ci sono le finestre schermate)
Il piccolo Karim, col casco e in classe (dove ci sono le finestre schermate)

Cesena, 21 novembre 2019 - La prima E è al secondo piano della grande, quasi immensa, scuola elementare di Gambettola, cittadina di poco più di diecimila abitanti tra Cesena e Rimini. Tutti i bimbi del territorio lì imparano a leggere e a scrivere. Anche se quella è solo la punta dell’iceberg. Quello che più di tutto si impara in classe a Gambettola si tocca con mano in prima E, la classe di Karim. Karim è affetto da xeroderma pigmentoso, una rara malattia che rende la sua pelle estremamente sensibile ai raggi solari. Per proteggersi ha bisogno di un casco e per un anno i suoi genitori, cercando di tutelarlo il più possibile, sono stati costretti a tenerlo sempre in casa, lontano dalla luce. Non più. Perché ora Karim è in prima E, insieme a un manipolo di altri bimbi che lo adorano e circondato dall’affetto di una comunità che ha fatto tanto per stringersi intorno a lui.

«Tenere un bimbo tutto il tempo chiuso in casa – spiega Haiat Attias, la mamma del piccolo – fa piangere il cuore. Molti a Gambettola si sono interessati e hanno cercato di aiutarci, raccogliendo fondi per acquistargli un casco speciale e poi per permettergli di andare a scuola, come tutti gli altri bambini. Dopo anni, è la prima volta che mi sento serena , perché so che il mio Karim è in ottime mani».

L’associazione Gambettola Eventi ha acceso la miccia, raccogliendo fondi durante la pesca natalizia dello scorso anno, dopo di che è arrivata la scuola, che è andata molto oltre i contenuti dei libri di matematica e geometria. Il banco di Karim è a metà dell’aula, vicino a quello di una bimba che ne sponsorizza la notorietà: «È famoso! E se lo merita, è proprio bravissimo. E noi gli vogliamo un sacco di bene». Basta un attimo per accorgersi che ha ragione. Basta guardare i tanti sorrisi rivolti al banco sulla sinistra, dove Karim col suo grembiulino nero e il fiocco azzurro è attrezzato di tutto punto, al lavoro su un quaderno ordinatissimo.

«Siamo la scuola dell’inclusione – spiega la dirigente Francesca Angelini – un valore sul quale insistiamo da anni e che stiamo trasmettendo ai bimbi. Con ottimi risultati». Uno spirito tutt’altro che scontato, soprattutto di questi tempi. «I suoi compagni – aggiunge Paola Franchini, una delle maestre della classe – hanno subito sviluppato un forte senso di empatia. Hanno una dolcezza che fa commuovere e che lui ricambia con tutto se stesso. Quando usciamo, lo accompagnano, per assicurarsi che non perda l’equilibrio e magari danneggi il suo casco da astronauta. Un casco che quando è qui può permettersi di non usare, perché abbiamo fatto schermare le finestre dell’aula, del bagno e delle zone comuni con una pellicola che protegge dai raggi uv». L’impatto visivo è quasi nullo, anzi l’atmosfera è più accogliente.

«Io entro anche solo per rilassarmi un po’ – scherza la dirigente, sostenuta dai sorrisi dei pargoli – e in ogni caso le luci sono accese. Sono a led, quelle che abbiamo fatto installare appositamente per non creare problemi alla pelle. Di Karim, ovviamente, ma anche nostra, perché la tutela del proprio corpo deve essere un senso comune a tutti». Il bimbo ha il viso protetto da una crema che la sua educatrice provvede a spalmare ogni due ore. «Lo so perché sei venuto qui – Karim alza lo sguardo dal foglio, posa la penna e saluta con la mano. Poi sorride – Perché sono un bimbo speciale. Non se ne trovano tanti in giro».