Cesare

De Carlo

La scelta di Kamala Harris è un evento storico. Perchè è piaciona come dicono a Roma? No. Anche Sarah Palin lo era, anzi di più, e perse. Del resto gli americani votano il presidente e non il suo vice. Perchè è nera a metà, come Obama, e dunque politically correct? Nemmeno.

Il partito democratico è un monumento di political correctness in politica razziale. Un paradosso. Era il democratico il partito degli schiavisti e, dopo la guerra civile, il partito dei Ku Klux Klan. Eppure il voto degli afroamericani, 13 per cento, è suo.

La scelta è storica perchè Kamala Harris appare una predestinata. Ci sono pochi dubbi che, in caso di vittoria democratica, prima o poi dalla vicepresidenza non passi alla presidenza. Non è mai avvenuto. Truman si ritrovò presidente perchè morì Roosevelt. Johnson perchè uccisero Kennedy. Ford perchè Nixon si dimise. Eventi imprevisti.

Nel caso di Kamala Harris, 55 anni, è prevedibile se non previsto che Joe Biden, 77, non si ricandidi. O addirittura che non completi il primo mandato. Il motivo: la salute. Rasmussen, serio istituto demoscopico, pubblica un sondaggio: per il 40 per cento degli elettori Biden soffre di una "qualche forma di demenza" senile. E allora ci si può chiedere: come sarebbe una presidenza Harris? Trump sta riorientando la sua campagna. L’avversaria vera è lei. Non "sleepy Joe", Joe il suonato. (cesaredecarlo@cs.com)