di Giampaolo Pioli Da quando è stata eletta vicepresidente diventando la prima donna in America a ricoprire quel ruolo, Kamala Harris non ha mai avuto buona stampa, anche se l’ha cercata spesso. L’ex senatrice sembra aver fatto poco per guadagnarsi popolarità e simpatie passando da discorsi scontati a gaffe sugli immigrati. E così invece di vedersi proiettata come solida alternativa in caso Joe Biden dovesse rinunciare a ricandidarsi, si ritrova con un gradimento scivolato al 30% con uno staff imbottito da molte...

di Giampaolo Pioli

Da quando è stata eletta vicepresidente diventando la prima donna in America a ricoprire quel ruolo, Kamala Harris non ha mai avuto buona stampa, anche se l’ha cercata spesso. L’ex senatrice sembra aver fatto poco per guadagnarsi popolarità e simpatie passando da discorsi scontati a gaffe sugli immigrati. E così invece di vedersi proiettata come solida alternativa in caso Joe Biden dovesse rinunciare a ricandidarsi, si ritrova con un gradimento scivolato al 30% con uno staff imbottito da molte donne di colore che poco alla volta la stanno abbandonando come se la nave imbarcasse improvvisamente acqua.

Ieri ha annunciato il ritiro Symone Sanders, sua portavoce ufficiale e consigliera, selezionata con cura dopo un’intensa campagna elettorale, sicura che la provenienza dalle fila di Bernie Sanders le avrebbe dato copertura con l’ala sinistra dei Dem. Prima di lei anche la direttrice della comunicazione Ashley Etienne, un’altra donna di colore, aveva abbandonato il campo senza commentare ma di fatto senza negare di essere scontenta per il funzionamento caotico dell’intero ufficio.

Nonostante i soli 31 anni, la Sanders ha già una lunga carriera come consigliere politico e stratega. Era al fianco del senatore Bernie nel 2016 e presente nell’amministrazione Biden prima di passare con grande passione nel team della Harris sperando che l’avrebbe portata un giorno o l’altro a realizzare il suo sogno: diventare la prima portavoce di colore della Casa Bianca, magari con una donna presidente. A questo punto entrambe le cose sembrano improbabili, anche se non va dimenticato che Biden è presidente da soli 11 mesi, emergenza Covid compresa. Kamala non sembra soddisfatta delle deleghe datele dal presidente, eppure Biden le ha affidato dossier corposi: immigrazione, difesa del diritto di voto e aborto. Così come non è sembrata molto presente quando si è trattato di difendere il presidente dai molti attacchi (trasversali). Kamala ha sempre avuto un carattere spigoloso e decisionista soprattutto con lo staff, e ora non fa mistero di provare una certa irritazione per la visibilità televisiva che riceve costantemente il ministro per i trasporti e le infrastrutture Pete Buttigieg che gode dei favori anche di diversi settori moderati del congresso.

Kamala invece è imbrigliata nella figura alla sinistra di Biden anche se appare decisamente pragmatica nelle scelte, non sfonda fra le donne e rischia di insabbiarsi. Sicuramente ad affossarla non sono state le pentole di rame comprate a Parigi per il marito, anche se viste dai media della destra come un’ostentazione del lusso da punire.