di Giampaolo Pioli Non si ferma la rappresaglia americana a Kabul dopo la strage dei marines all’aeroporto. Ieri, il Pentagono ha annunciato che è stata disintegrata un’auto carica di esplosivo con diversi kamikaze a bordo che si stavano avvicinando alle piste. La deflagrazione – fa sapere un anonimo funzionario afghano – ha colpito anche un edificio, e tre bambini sono rimasti uccisi. Altre fonti afghane parlano di sei morti civili. "La seconda esplosione ritardata – spiegano i militari Usa – è la dimostrazione che il veicolo distrutto con i suoi passeggeri era pronto a colpire. Abbiamo eliminato il pericolo". Il raid con droni è avvenuto nelle stesse ore in cui il presidente Joe Biden e la moglie Jill sono volati nella base aerea di Dover in Delaware per ricevere solennemente le bare dei 13 marines caduti a Kabul nel tentativo di mettere in salvo il maggior numero di persone...

di Giampaolo Pioli

Non si ferma la rappresaglia americana a Kabul dopo la strage dei marines all’aeroporto. Ieri, il Pentagono ha annunciato che è stata disintegrata un’auto carica di esplosivo con diversi kamikaze a bordo che si stavano avvicinando alle piste. La deflagrazione – fa sapere un anonimo funzionario afghano – ha colpito anche un edificio, e tre bambini sono rimasti uccisi. Altre fonti afghane parlano di sei morti civili.

"La seconda esplosione ritardata – spiegano i militari Usa – è la dimostrazione che il veicolo distrutto con i suoi passeggeri era pronto a colpire. Abbiamo eliminato il pericolo". Il raid con droni è avvenuto nelle stesse ore in cui il presidente Joe Biden e la moglie Jill sono volati nella base aerea di Dover in Delaware per ricevere solennemente le bare dei 13 marines caduti a Kabul nel tentativo di mettere in salvo il maggior numero di persone possibile che non volevano subire le vendette dei talebani.

Ma la commozione di Biden che si è intrattenuto a lungo con i familiari dei soldati, trasferiti uno a uno nelle bare avvolte nella bandiera americana, non ha rallentato la sua determinazione a completare la missione del ritiro e a punire i responsabili individuati nei terroristi dell’Isis-K diventati nemici giurati anche degli stessi talebani dai quali si sono scissi nel 2015. E se Dover con le sue bare degli eroi è il momento della riflessione amara, del dolore, delle responsabilità e delle dure polemiche contro Biden, Kabul rimane, almeno per le prossime 36 ore, il posto più pericoloso e disperato del mondo. Il presidente Usa lo sa e conta i minuti. È come se fosse seduto su una polveriera. È consapevole che i terroristi in queste attimi potrebbero colpire nuovamente, man mano che le truppe americane si assottigliano diventando un bersaglio sempre più facile se non ci sarà la copertura dei talebani che si dichiarano pronti a controllare e gestire l’aeroporto insieme ai turchi non appena gli americani se ne saranno andati.

"Stiamo entrando nel momento più pericoloso in una missione già straordinariamente pericolosa. Ci sono ancora altri 300 americani da portare in salvo oltre al nostro contingente militare", dice il segretario di Stato Antony Blinken. "C’è il rischio di altri attacchi entro il 31 agosto".

Il Pentagono considera il bombardamento chirurgico di ieri "un’azione preventiva", lasciando intendere che gli attacchi americani (con i droni provenienti da basi in paesi vicini) non si fermeranno nemmeno dopo la scadenza del 31 agosto per tenere sotto pressione i terroristi dell’Isis-k ai quali stanno dando la caccia sia gli uomini della Cia e delle forze speciali Usa, "fantasmi pronti a colpire".

Il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan ammette che da oggi la "missione all’aeroporto di Kabul ha cambiato formula. Si concentrerà solo sull’evacuazione del personale del Pentagono e dei cittadini americani rimasti. Non degli altri".

È molto improbabile che rimanga "qualcuno dei nostri diplomatici dopo il 1 settembre – aggiunge il segretario di Stato – Opereremo però da Paesi vicini (Pakistan ed Emirati Arabi) per continuare il controllo e il rilascio dei visti a coloro che chiedono di poter arrivare in Usa come rifugiati. Siamo in costante contatto con i talebani. Loro sanno che ci sono altri modi per lasciare Kabul se l’aeroporto diventasse inutilizzabile, e devono facilitare questi corridoi anche via terra o per altri scali".

Secondo un memo del Dipartimento di Stato, non ancora reso pubblico, ieri gli statunitensi hanno evacuato anche altri 2300 collaboratori afghani insieme alle loro famiglie. Oggi al Palazzo di Vetro, durante la riunione urgente del Consiglio di Sicurezza, Francia e Inghilterra presenteranno una mozione per creare "una zona di sicurezza a Kabul sotto la responsabilità delle Nazioni Unite" allo scopo di consentire la prosecuzione delle attività umanitarie.

Da Pechino, che insieme a Mosca e Ankara, manterrà aperta l’ambasciata a Kabul, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha avuto un colloquio telefonico col segretario di Stato Usa invitando gli Usa e la comunità internazionale a fornire non solo aiuti economici, ma ad aiutare l’Afghanistan e i talebani nella lotta al terrorismo". Ma l’obiettivo più largo per Yi è un altro: "Se gli Usa sperano che le relazioni Cina-Usa tornino in carreggiata dovrebbero smettere di calunniare la Cina. Il dialogo è meglio del confronto". Non è proprio un rametto d’ulivo, ma nemmeno una frustata.