di Remy Morandi "L’Isis potrà colpire di nuovo". Questo, in sintesi, l’allarme del Pentagono lanciato il giorno dopo l’attentato a Kabul. Mentre si procede alla conta dei morti – arrivati a duecento ieri sera – la dinamica degli attacchi kamikaze di giovedì si fa più chiara. All’improvviso, nel primo pomeriggio, un’esplosione. A Kabul è ancora giorno quando l’attentatore dell’Isis-Khorasan, Abdul Rehman Al-Loghri, si fa saltare in aria in mezzo alla folla. I civili afghani, donne, uomini, bambini, sono ammassati davanti all’ingresso dell’aeroporto Hamid Karzai, l’unico disponibile per fuggire dall’Afghanistan in mano ai talebani. Con loro anche i militari di molti Paesi che cercano di fare il possibile per coordinare l’evacuazione di massa. La prima esplosione. Poi le agenzie stampa riportano la...

di Remy Morandi

"L’Isis potrà colpire di nuovo". Questo, in sintesi, l’allarme del Pentagono lanciato il giorno dopo l’attentato a Kabul. Mentre si procede alla conta dei morti – arrivati a duecento ieri sera – la dinamica degli attacchi kamikaze di giovedì si fa più chiara. All’improvviso, nel primo pomeriggio, un’esplosione. A Kabul è ancora giorno quando l’attentatore dell’Isis-Khorasan, Abdul Rehman Al-Loghri, si fa saltare in aria in mezzo alla folla. I civili afghani, donne, uomini, bambini, sono ammassati davanti all’ingresso dell’aeroporto Hamid Karzai, l’unico disponibile per fuggire dall’Afghanistan in mano ai talebani. Con loro anche i militari di molti Paesi che cercano di fare il possibile per coordinare l’evacuazione di massa. La prima esplosione. Poi le agenzie stampa riportano la notizia di un’altra deflagrazione, una seconda, una terza, una quarta. E qualcuno inizia a sparare alle persone in fuga. È un massacro. Il bilancio, ancora provvisorio, è grave: secondo il Wall Street Journal, sono 200 i morti e altrettanti i feriti. Nell’attentato perdono la vita anche 13 soldati delle forze armate americane e tre cittadini britannici, tra cui un bambino inglese.

È buio. I feriti vengono ammassati in carriole improvvisate come barelle e trasportati con mezzi di fortuna negli ospedali. "Più che disperate mi sembravano persone che avevano visto la cosa più brutta del mondo, vittime di una cosa tremenda". Così Alberto Zanin, coordinatore medico dell’ospedale di Emergency a Kabul ha descritto i numerosi feriti che arrivavano dall’aeroporto Hamid Karzai.

Ieri mattina, sono riprese le evacuazioni. Le ultime prima della ritirata finale degli alleati il 31 agosto. Gli Stati Uniti fanno sapere che in 24 ore, ieri, hanno evacuato circa 12.500 persone, per un totale di 110.600 persone portate via dalla capitale afghana da fine luglio.

I civili afghani, all’indomani della strage, sfidano la paura e si radunano nuovamente nella zona dell’aeroporto. Sono molti meno però. Centinaia. Pochi, rispetto alle migliaia di persone che si erano ammassate in quel canale usato come varco d’accesso all’aeroporto. Le immagini degli afghani stipati non ci sono più. Resta il canale, sporco di sangue e vestiti strappati.

L’allarme attentati resta alto. "È probabile un altro attacco a Kabul", avverte il team della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il Pentagono conferma: "Crediamo ancora che vi siano delle minacce credibili, anzi delle minacce specifiche credibili". In particolare, le forze americane temono e si preparano ad altri attacchi dell’Isis che potrebbe usare autobombe e razzi contro l’aeroporto. "L’Isis se lo vuole ha la capacità di realizzare un maggior numero di questo tipo di attacchi", ha avvertito anche il ministro della Difesa britannico Ben Wallace.

Intanto, dal Pentagono spiegano: "Non c’è stata una seconda esplosione al Barron Hotel – sottolinea il generale William Taylor – C’era solo un kamikaze. Notizie inesatte? Non è sorprendente nella confusione di eventi di questo genere".

L’Isis Khorasan ha rivendicato l’attentato. John Kirby, portavoce del Pentagono, ha comunicato che "chiaramente ci sono migliaia" di prigionieri dell’Isis-K che intanto sono stati rilasciati. I talebani, che hanno condannato duramente l’attacco scaricando la colpa sugli Stati Uniti, hanno fatto sapere di non aver subito perdite, anche se l’agenzia Reuters parla di 28 talebani morti nell’attentato.

Gli afghani, che non possono più raggiungere l’aeroporto per fuggire dal Paese, si spostano via terra. Ieri, un numero "senza precedenti" di profughi si è riversato sulle frontiere del Pakistan. Così hanno comunicato le autorità locali, sottolineando che sono centinaia di migliaia i rifugiati. L’Onu, intanto, fa sapere che si sta preparando a fronteggiare un esodo senza precedenti: oltre 500mila persone cercheranno di fuggire dai talebani entro la fine dell’anno. Mezzo milione di persone. Un numero allarmante, che si aggiunge agli oltre 3,5 milioni di afghani già sfollati all’interno dei confini nazionali.