Jurida Kukaleshi e due passaporti italiani
Jurida Kukaleshi e due passaporti italiani

Roma, 11 ottobre 2021 - Jurida Kukaleshi, 41 anni, origini albanesi e da 23 in Italia, sogna ancora la cittadinanza italiana. A negargliela la conseguenza di un banale tamponamento in auto, un incidente da nulla, avvenuto nel 2005, tra la periferia di Roma e Monterotondo. Un urto per il quale il giudice di pace la condannò quattro anni dopo per lesioni colpose a una multa di 600 euro. "E dire che con l’anziano che tamponai — racconta — inizialmente concordammo una constatazione amichevole. Poi ci ripensò e, forse anche per i sette giorni di prognosi messi a referto, preferì adire le vie legali". Il colpo di spugna, apparentemente definitivo, alla vicenda lo diede un’amnistia generale risalente al 2006 che azzerò tutto: "La multa venne condonata per legge risultando priva di effetti giuridici" spiega Alì Abukar Hayo, l’avvocato che l’assiste. "Insomma, me ne dimenticai completamente" aggiunge Kukaleshi.

La burocrazia può essere implacabile e quel tamponamento è tornato a riaffacciarsi nella vita di Jurida dopo che nel 2017 chiese la cittadinanza italiana. Ma il no giunto qualche giorno fa è stato categorico motivato dal fatto che la donna "non avrebbe raggiunto un grado sufficiente di integrazione nella comunità nazionale, desumibile in primis dal rispetto delle regole di civile convivenza". "In tanti anni di lavoro non ho mai visto una cosa del genere – ha commentato il legale. Ho inviato una memoria di replica al Ministero". Jurida si dice "segnata dalla vicenda" e racconta che avrebbe potuto motivare la domanda spiegando di essersi sposata con un italiano "Ma non mi suonava corretto: vivo da 23 anni in questo Paese, lo sento mio. Qui verso i contributi e qui, dopo tanti sacrifici, ho avviato con mio marito la nostra attività".