25 apr 2022

Ucraina, Ivan Vavassori "è ancora vivo"

Poche ore prima l'allarme: "E' sparito". L'ex calciatore 29enne si era arruolato nell'esercito ucraino come volontario. E' il figlio adottivo di Alessandra Sgarella, rapita dalla 'ndrangheta nel '97. Disse: "Missione suicida ma l'importante è morire bene"

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Ivan Luca Vavassori e la mamma adottiva Alessandra Sgarella

Roma, 25 aprile 2022 - Ivan Luca Vavassori, l'ex calciatore che combatte accanto all'esercito di Kiev nella guerra in Ucraina, come volontario nelle brigate internazionali, sarebbe ancora vivo. Lo fa sperare l'aggiornamento sul profilo social dello stesso foreign fighter italiano su cui questa mattina era stato scritto che non si avevano più sue notizie. "Ciao a tutti, il team di Ivan è ancora vivo - è il messaggio, anche questo in inglese -. Stanno cercando di tornare indietro. Il problema è che sono circondati da forze russe, così non sanno quando e quanto tempo ci vorrà per tornare indietro. Ci sono 5 persone morte e 4 feriti, ma non conosciamo i loro nomi", conclude il messaggio.

Da ieri non si avevano più notizie del 29enne ex portiere di Pro Patria, Legnano e Bra. Anche l'allarme era stato lanciato sui social: "Ci dispiace informarvi - avevano scritto i gestori delle sue pagine Facebook e Instagram - che la scorsa notte durante la ritirata di alcuni feriti in un attacco a Mariupol, due convogli sono stati distrutti dall'esercito russo. In uno di questi c'era forse anche Ivan, insieme col 4° Reggimento".

Ivan Luca è il figlio adottivo di Pietro Vavassori, titolare dell'Italsempione, azienda della logistica, e di Alessandra Sgarella, sequestrata dalla 'Ndrangheta nella Locride nel 1997 e morta nel 2011 di malattia.

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"Morire vent'anni prima o vent'anni dopo, poco importa. Quel che importa è morire bene".

Dopo il benestare dell'ambasciata di Kiev in Italia, l'ex calciatore è entrato a far parte della 'Legione di difesa internazionale Ucraina', diventando il 'comandante Rome'. Partendo per l'Ucraina, l'ex calciatore aveva ricordato l'estrema difficoltà nella quale si sarebbe trovato ad operare. "La nostra - aveva scritto - sarà una missione suicida perché abbiamo pochissime unità contro un intero esercito, ma preferiamo provare. Morire vent'anni prima o vent'anni dopo, poco importa. Quel che importa è morire bene. Soltanto allora inizia la vita". 

Dopo essere scampato a un attentato a Kiev, Ivan aveva comunicato di allontanarsi per un po' dai social, anche per non essere rintracciabile dai russi e aveva affidato il suo account ad altre persone. Sono state proprio queste persone a lanciare l'allarme dal sui suoi profili. 

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