Davide

Nitrosi

Ce ne eravamo accorti, ma a leggere i numeri che la Cgia di Mestre ha messo in fila c’è da restare di sasso. Nell’ultimo anno lo Stato italiano ha partorito una giungla di norme anti pandemia che farebbe innervosire persino un monaco zen. Tenetevi stretti: 450 misure legislative tra circolari, ordinanze, decreti, Dpcm, leggi, linee guida sulla sicurezza sul lavoro. In testa il Ministero della Salute (170 provvedimenti), medaglia d’argento la Protezione civile con 86, bronzo al Ministero dell’Interno con 37. E in questa contabilità escludiamo le Faq, ovvero le risposte alle domande frequenti pubblicate per fare luce nella nebbia normativa.

Vi pare un Paese normale? E non dite che è colpa della pandemia. C’è un virus che in Italia ha sempre colpito e che il Covid ha moltiplicato: la burocrazia. Non ce la possiamo fare. Impossibile scrivere regole chiare, univoche e senza bisogno di interpretazione. Impossibile mantenere la stessa linea per più di una settimana o nella regione vicina. Il Coronavirus ha reso ancora più evidente il bizantinismo della macchina politica. L’incapacità di scrivere norme che non prevedano le eccezioni, i ma anche, gli epperò. E’ un male oscuro che nessuna riforma ha potuto curare. Vien da pensare che la confusione, la possibilità di interpretare ogni ordine ricevuto dall’alto, faccia parte del carattere nazionale. Un’anarchia individualista utile a tirare a campare in uno Stato pasticcione.