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25 nov 2020

Italia a un passo dal suicidio demografico

25 nov 2020
davide rondoni
Cronaca

La scena è chiara. L’Italia è come un tizio fermo sui binari mentre gli sta arrivando addosso un treno. E non si sposta. Il treno che ci sta investendo è la sterilità demografica che porta con sè guai seri e irrimediabili. È il quadro delineato nell’audizione parlamentare dal Presidente Istat Giancarlo Blangiardo. Il minimo storico di nati del 2019 (dai tempi dell’Unità, più di 150 anni fa) e previsti in calo nel 2020 ci consegna un Paese destinato a morire. E le previsioni 2021, complice anche sfiducia e crisi messe in circolo dal Covid, sono anche peggio. Ma di fronte a questo disastro l’Italia sembra immobile.

Non si sposta dai binari dove è il treno del default demografico che porta con sé la crisi di sistema dell’intero welfare. E perché mai uno non si sposta dai binari se il treno sta arrivando? Le ipotesi sono due: o vuole lucidamente suicidarsi o è talmente istupidito o rimbambito che non si accorge più di dove si trova, distratto o perso in cose secondarie. In ogni caso il destino è segnato. Questa situazione ha molte ragioni di ordine economico e sociale ma di non meno di ordine culturale. Un paese depresso tende a voler morire, a farla finita. L’Italia è paese in cui la cultura dominante, nutrita dai miasmi di un perbenismo egoista post-sessattontino e da quelli di un cattolicesimo astratto, ha iniettato nelle vene una sterilità diffusa, una mancanza di senso della storia e del futuro, una pigrizia nel senso del compito.

Ne sono conseguite politiche di poco e nessun sostegno alla famiglia e alla genitorialità, a differenza di altri paesi, tra cui Polonia e Francia, che hanno invertito la rotta. In molti, colpevolmente, hanno raccontato la favola bella di una ripresa demografica dovuta all’immigrazione, smentita dai costumi e dai dati. L’Italia ferma sui binari mentre arriva il treno ha pochissimo tempo per reagire. Ma ha le risorse culturali e quindi di immaginazione legislativa? A parole lo dicono in tanti, nella classe dirigente, ma poco è stato fatto. La Lega ne aveva fatto un cavallo di battaglia ma l’uscita dal governo ne ha spuntato le armi, altri non le hanno raccolte. E comunque non sarà certo solo un governo a far tornare la voglia di fare figli. Devono concorrere tante energie, dalla fiction Rai che ha censurato il tema alle autorità culturali e spirituali attente ad altro. Come se il primo segno di una autentica vita non fosse, appunto, generare vita. Il treno è lì, non si ferma. Chi darà una scossa a un’Italia triste e intontita?

 

 

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