Il ministro degli esteri Yair Lapid (57 anni) con il premier Naftali Bennett (49)
Il ministro degli esteri Yair Lapid (57 anni) con il premier Naftali Bennett (49)
Ufficialmente il governo di Israele fa sapere che il caso Eitan non riguarda la diplomazia, ma si tratta di un contenzioso legale fra due famiglie. Tuttavia la vicenda del piccolo portato a Tel Aviv con un volo privato dal nonno materno assume sempre più i contorni di un braccio di ferro internazionale. Ieri il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha fatto sapere che la Farnesina sta "accertando l’accaduto per poi intervenire". A Tel Aviv il governo nega di intromettersi nella vicenda, tuttavia secondo...

Ufficialmente il governo di Israele fa sapere che il caso Eitan non riguarda la diplomazia, ma si tratta di un contenzioso legale fra due famiglie. Tuttavia la vicenda del piccolo portato a Tel Aviv con un volo privato dal nonno materno assume sempre più i contorni di un braccio di ferro internazionale. Ieri il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha fatto sapere che la Farnesina sta "accertando l’accaduto per poi intervenire". A Tel Aviv il governo nega di intromettersi nella vicenda, tuttavia secondo alcune emittenti televisive locali, un parere legale del ministero degli Esteri israeliano indicherebbe che il paese deve fare di tutto perché Eitan torni in Italia.

Le modalità dell’arrivo nello Stato ebraico del piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone "rientrano nella definizione di rapimento di bambino, come previsto dalla Convenzione dell’Aja", ratificata da Israele nel 1991, sostengono Channel 13 e altri media israeliani. E quindi Israele sarebbe "obbligato a fare tutto quanto in suo potere per restituire Eitan, prelevato senza il consenso della sua custode legale in Italia". Inoltre, secondo lo stesso parere, "l’affidamento di Eitan sarà determinato solo dal Tribunale della sua residenza permanente, e si stima che se non ci sarà accordo tra le due parti della famiglia Israele dovrà agire per restituirlo alle autorità italiane". Un’indicazione chiara che però si è scontrata con il muro alzato da Tel Aviv. Ieri il governo Bennett ha smentito di essersi occupato del caso. Il Jerusalem Post ha precisato che i ministeri degli Esteri e della Giustizia "negano di aver chiesto un parere legale su Eitan". Un portavoce del ministero degli Esteri ha anche affermato che, "pur essendo le autorità israeliane informate della vicenda, il caso non riveste aspetti diplomatici o politici e quindi non rientra tra le competenze" dei ministeri".

La vicenda però non è chiusa così. In Israele da più parti si fa notare che il Paese rispetta lo stato di diritto e gli impegni internazionali assunti siglando i trattati, come la Convenzione dell’Aja. L’ex ambasciatore d’Israele in Italia, Avi Pazner, ha sottolineato ieri che "Israele rispetta sempre le leggi internazionali". Secondo Francesco Salerno, professore ordinario di Diritto internazionale all’Università di Ferrara in base alla convenzione dell’Aja del 1980 "Eitan dovrebbe tornare in Italia". "Il bambino – spiega Salerno – era in Italia da quando aveva un anno, ha fatto la materna qui e avrebbe dovuto iniziare la prima elementare. Ha quindi in Italia la residenza abituale, nonostante abbia la doppia cittadinanza".