Benjamin Netanyahu, 71 anni, è il leader del Likud e primo ministro israeliano dal marzo 2009
Benjamin Netanyahu, 71 anni, è il leader del Likud e primo ministro israeliano dal marzo 2009
di Aldo Baquis Dopo due anni di crisi politica paralizzante in cui gli israeliani sono stati chiamati quattro volte alle urne, la via di uscita pare adesso a portata di mano con la costituzione di un governo di unità nazionale. Si tratta di una svolta netta nella politica israeliana, fondata su un’inedita cooperazione fra il partito centrista di Yair Lapid e la piccola lista nazional-religiosa di Naftali Bennett. Una volta approvato, questo governo spedirebbe all’opposizione il Likud di Benjamin Netanyahu (al potere dal 2009) e i suoi alleati di ferro nei partiti ortodossi, mattatori assoluti della politica negli ultimi anni. Furiosa la prima reazione del premier: "Il governo della sinistra rappresenta un pericolo per la sicurezza di Israele. Si tratta...

di Aldo Baquis

Dopo due anni di crisi politica paralizzante in cui gli israeliani sono stati chiamati quattro volte alle urne, la via di uscita pare adesso a portata di mano con la costituzione di un governo di unità nazionale. Si tratta di una svolta netta nella politica israeliana, fondata su un’inedita cooperazione fra il partito centrista di Yair Lapid e la piccola lista nazional-religiosa di Naftali Bennett. Una volta approvato, questo governo spedirebbe all’opposizione il Likud di Benjamin Netanyahu (al potere dal 2009) e i suoi alleati di ferro nei partiti ortodossi, mattatori assoluti della politica negli ultimi anni.

Furiosa la prima reazione del premier: "Il governo della sinistra rappresenta un pericolo per la sicurezza di Israele. Si tratta di un governo di opportunisti, di resa, di debolezza". Ieri Bennett ha detto alla Nazione che è invece un governo assolutamente necessario per superare le formidabili lacerazioni interne che negli ultimi anni hanno indebolito il Paese. Si tratta, ha avvertito, di salvare lo Stato da un graduale sgretolamento interno. "Netanyahu – ha accusato – vuole trascinarci verso la sua Masada personale". Ossia verso una catastrofe nazionale.

Artefice di questi drammatici sviluppi è stato il pacato leader centrista Yair Lapid, ex star del giornalismo televisivo, che è riuscito a trovare un linguaggio comune con Bennett, ex comandante di una unità di élite ed ex dirigente del movimento dei coloni. Sembrava un dialogo fra sordi. Ma l’incubo di nuove elezioni, le quinte in due anni, li ha obbligati a cercare una piattaforma comune con Gideon Saar, un ex dirigente del Likud entrato in rotta di collisione con Netanyahu. Un mese fa Lapid ha ricevuto dal presidente Rivlin il mandato per formare il nuovo governo (occorrono almeno 61 deputati in una Knesset altamente frammentata composta da 120 deputati). Così ha preso forma un progetto politico ardito per una coalizione che si estendesse dai nazionalisti di Yamina al partito ‘Nuova Speranza’ di Saar; dalla lista del nazionalista laico Avigdor Lieberman al partito centrista Blu Bianco di Benny Gantz, fino ad abbracciare anche la sinistra sionista (laburisti e Meretz), acquisendo infine anche il sostegno della lista araba a base islamica Raam. Tutto è sembrato però crollare a metà del mese, quando sono infuriati i combattimenti a Gaza fra Israele e Hamas e quando in alcune città israeliane si sono verificati allarmanti tafferugli fra la popolazione araba e quella ebraica. Eppure il tessitore Lapid ha proseguito dietro le quinte la propria metodica opera di persuasione.

Il nuovo governo si concentrerà solo sulle questioni impellenti fra cui il rilancio della economia, la lotta al coronavirus, la costruzione di un rapporto di fiducia con l’amministrazione Biden e una migliore integrazione della minoranza araba nel tessuto sociale israeliano. Bennett sarà premier per i primi due anni, mentre Lapid sarà ministro degli esteri. Nel 2023 i loro ruoli si invertiranno.

"Bennett ha ingannato gli elettori di destra – ha tuonato Netanyahu – e adesso galoppa verso un governo di sinistra". Per infiacchire Bennett (un esponente del sionismo religioso), Netanyahu ha chiesto a rabbini influenti di fare appello alla sua coscienza. Sul web sono comparsi annunci funebri relativi alla prematura scomparsa di Bennett e in tv il cognato di Netanyahu lo ha accusato di aver tradito "l’ebraismo, il sionismo e lo Stato di Israele". Un fotomontaggio di Bennett con la kefiah palestinese in testa ha ricordato un’immagine diffusa dalla destra israeliana nel 1995, poco prima dell’assassinio del premier laburista Yitzhak Rabin. Attorno a Bennett è stata subito rafforzata la protezione. Al momento Lapid può contare solo su 61 dei 120 seggi della Knesset. Basterebbero un paio di defezioni per far naufragare in extremis i suoi progetti.