Piero

Degli Antoni

E niente, la finale dell’Isola dei famosi stravince la gara degli ascolti. L’ultima puntata ha avuto un seguito di 3,3 milioni, pari al 23%, sbaragliando la concorrenza di Raiuno (12%). Che dire? Onore al merito di un programma che, giunto alla quindicesima edizione, non mostra la corda perché forse la corda non ce l’ha. Tutto piume e schiuma, nessuna sostanza, avvolge lo spettatore in una nuvola di ultraterreno ottundimento sollevandolo nell’empireo del nulla cosmico. È il programma ideale per un lavaggio a novanta gradi del cervello che nelle tre-quattro ore di trasmissione viene abbondantemente candeggiato. Niente di meglio dopo una giornata di duro lavoro – appena messi a letto i bambini – che rilassarsi davanti alle meravigliosa inconsistenza magnificamente orchestrata da Ilary Blasi. Per chi non lo sapesse, ha vinto Awed, cioè Simone Paciello (azzeccata la scelta di prendere uno pseudonimo), youtuber da due milioni e passa di fan, che in finale ha sopravanzato Valentina Persia. L’"Isola dei famosi" è la memory foam della televisione: culla gli spettatori cedendo mollemente sotto il peso della loro attenzione. È contemporaneità, gioco, coinvolgimento. È l’apoteosi del relax turbocompresso, il magnifico compendio di quello che la tv generalista deve essere: una nube di fumo che lentamente si dissipa all’orizzonte.