di Elena G. Polidori Una rosa di nomi "non divisivi" su cui scegliere la ‘parte politica’ del nuovo governo Draghi. Il presidente incaricato avrebbe mandato questo messaggio ai partiti, per costruire l’impalcatura di una parte del prossimo esecutivo. Lo schema sembra ricordare quello della squadra del governo Ciampi, ma in questo caso ci sarebbe anche il tentativo di ‘responsabilizzazione’ del partiti in vista di riforme chiave necessarie per il rilancio del Paese. Indiscrezioni sempre più ricorrenti parlano di 8 politici e...

di Elena G. Polidori

Una rosa di nomi "non divisivi" su cui scegliere la ‘parte politica’ del nuovo governo Draghi. Il presidente incaricato avrebbe mandato questo messaggio ai partiti, per costruire l’impalcatura di una parte del prossimo esecutivo. Lo schema sembra ricordare quello della squadra del governo Ciampi, ma in questo caso ci sarebbe anche il tentativo di ‘responsabilizzazione’ del partiti in vista di riforme chiave necessarie per il rilancio del Paese.

Indiscrezioni sempre più ricorrenti parlano di 8 politici e 12 tecnici, una formazione che dovrebbe far conservare alcuni dicasteri-chiave agli attuali ministri, ovvero Esteri (Di Maio, ma si parla anche di una promozione per Elisabetta Belloni, direttore generale della Farnesina), Difesa (Guerini) e Interno (Lamorgese). Nell’area dei confermati a quanto sembra, dovrebbe rientrare anche Dario Franceschini ai Beni Culturali. Un ruolo – forse – anche per il grillino Stefano Patuanelli. Poi, però, il registro cambierà. Perché Draghi ha un programma ( Recovery plan, piano vaccini, riforma della giustizia, fisco, Pubblica amministrazione e scuola) e dunque su quelle poltrone è probabile che si debba sedere una persona di sua stretta fiducia o, se non sua, del Quirinale. È il caso di Marta Cartabia, ex presidente della Suprema Corte, quotata alla Giustizia, ma anche di Federico Signorini e Dario Scannapieco, vicedirettori generali di Bankitalia, l’ex ministro del governo Letta, Enrico Giovannini e di Marcella Panucci, che è stata direttore generale di Confindustria dal 2012 al 2020, per tutta la parte che insiste su MeF e Mise. Dove, comunque, un nome accreditato è anche quello dell’ex sindacalista Marco Bentivogli al Lavoro. Restano in corsa, ma non è chiaro in quale ruolo, anche Carlo Cottarelli, Lucrezia Reichlin ed Ernesto Maria Ruffini, attuale capo dell’Agenzia delle entrate. Alla Salute – se LeU dovesse sfilarsi, facendo cadere la riconferma di Roberto Speranza – potrebbe arrivare Rocco Bellantone, direttore del Gemelli e preside della facoltà di Medicina della Cattolica o scienziate come Antonella Viola o Ilaria Capua.

Per la Lega il nome più ricorrente è Giancarlo Giorgetti: per lui probabile un dicastero, forse economico. Tra i possibili ministri (non si sa ancora in quale casella) anche il fedelissimo di Salvini Riccardo Molinari. Molto quotato per un ministero economico anche il direttore generale di Bankitalia Daniele Franco. In ultimo, per l’Istruzione si fa il nome del professor Patrizio Bianchi che lo scorso anno ha coordinato il gruppo di esperti del ministero per progettare il ritorno a scuola. Il dicastero Affari europei resta stabile l’azzurro Antonio Tajani.