È originaria di una terra, come la Calabria, dal clima particolarmente mite, dove le temperature difficilmente scendono sotto i 15 gradi. Per professione, e forse anche per passione, però, ha scelto di occuparsi del freddo più intenso, anzi dei ghiacci. La dottoressa 29enne Giuditta Celli – nata a Ortignano, in provincia di Arezzo – di mestiere faceva la glaciologa e si occupa di chimica dell’atmosfera, un mestiere che l’ha portata fino agli estremi confini del pianeta. Fino all’inizio della pandemia, a novembre 2019, ha vissuto in uno dei luoghi più freddi e isolati della terra, con 100 giorni di buio e temperature fino a meno 104 gradi centigradi: il sito antartico denominato Dome C, dove si trova la stazione italo-francese Concordia, punto di riferimento della comunità scientifica internazionale per molte ricerche, come quella sui cambiamenti climatici che ha impegnato la dottoressa Celli per un anno intero. Al termine del quale ha fatto ritorno per un periodo di riposo a Cariati, cittadina al confine tra le province di Crotone e Cosenza, della quale è originaria. Ora racconta questa esperienza nelle scuole.