Paolo Rossi, 64 anni, e Federica Cappelletti, 48 anni, si erano conosciuti nel 2003
Paolo Rossi, 64 anni, e Federica Cappelletti, 48 anni, si erano conosciuti nel 2003
Paolo per me è l’Amore. La prima sensazione, restando senza di lui, è che mi manchi anche l’aria. Perché noi ci respiravamo, anche. È veramente difficile pensare di vivere una vita normale. Perché dopo Paolo si può solo sopravvivere. Ma la vita va avanti, nonostante tutto. E io ho la grande responsabilità di crescere le nostre due bambine, con quello stesso Amore che loro rappresentano al meglio. Le crescerò con i suoi principi, i suoi valori che sono fari nel buio. Mi farò forza, tutta quella che troverò, e porterò avanti, con la determinazione di sempre, tutti i progetti cominciati insieme. In questi mesi il nostro Amore è cresciuto ancora. Ho apprezzato la differenza nel raggiungere un’intimità profonda, della quale dubitavo l’esistenza. Toccare con mano le fragilità è stata un’esperienza di consapevolezza della grandezza del nostro Amore. Provavo emozione anche solo a sfiorarlo, a curare una ferita. Per lui era lo stesso: aveva bisogno...

Paolo per me è l’Amore. La prima sensazione, restando senza di lui, è che mi manchi anche l’aria. Perché noi ci respiravamo, anche. È veramente difficile pensare di vivere una vita normale. Perché dopo Paolo si può solo sopravvivere. Ma la vita va avanti, nonostante tutto. E io ho la grande responsabilità di crescere le nostre due bambine, con quello stesso Amore che loro rappresentano al meglio. Le crescerò con i suoi principi, i suoi valori che sono fari nel buio. Mi farò forza, tutta quella che troverò, e porterò avanti, con la determinazione di sempre, tutti i progetti cominciati insieme.

In questi mesi il nostro Amore è cresciuto ancora. Ho apprezzato la differenza nel raggiungere un’intimità profonda, della quale dubitavo l’esistenza. Toccare con mano le fragilità è stata un’esperienza di consapevolezza della grandezza del nostro Amore. Provavo emozione anche solo a sfiorarlo, a curare una ferita. Per lui era lo stesso: aveva bisogno di tenermi la mano, quando venivo via dall’ospedale, anche solo per farmi una doccia, mi chiamavano le infermiere chiedendo che tornassi perché lui stava cercando la mia mano. "Fede Fede Fede", sento la sua voce che mi chiama. È qui, dentro e fuori di me. Una cosa veramente grande, tanto grande che forse tutte le parole non sono abbastanza. Sì, un amore forte forte forte. Insieme abbiamo affrontato la malattia, io e lui per scelta. Senza nessun altro. Nononstante gli amici più cari si fossero fatti avanti, abbiamo deciso di farlo da soli. Anche perché c’erano le premesse per tornare a stare bene. Niente poteva far presagire tutto quello che poi è stato, per un destino, per un caso, perché la vita non si sa mai quale strada sceglie per noi.

Un attimo prima che scoppiasse la pandemia avevo organizzato a sorpresa la nostra festa: ci siamo risposati nel decimo anniversario delle nostre nozze, a marzo di quest’anno. Alle Maldive. Ho organizzato tutto senza che lui scoprisse nulla. Io non so spiegarmi perché, ma sentivo che dovevo fare questa cosa per celebrare il nostro Amore, rendergli onore. Ed è stato bellissimo.

Paolo mi ha insegnato tanto. La semplicità delle cose, l’umiltà. Lui mi diceva sempre che essere grandi significa sapersi relazionare con tutti, non solo con i potenti ma anche con le persone che incontri sotto casa. Donandosi. Paolo mi ha insegnato tanto. Principi e valori sani. Paolo era veramente tanto, era tutto. Intelligenza, generosità, spirito di sacrificio, bontà di un cuore grande. E io sono felice e grata di tutto quello che mi ha dato. Ieri mattina, quando ho dovuto dire questa cosa alle bambine, ho acceso tutti i televisori e ho fatto partire le immagini sui telefonini. Chiedendo loro di guardare: questa è la grandezza e la semplicità di vostro padre. Loro lo hanno conosciuto come una persona normale. Per loro era il papà, non un fenomeno. Era babbo Paolo e non Pablito campione del mondo.

Noi ci siamo conosciuti nel 2003. Ci siamo avvicinati piano piano. Ho capito che era Amore vero quando per lui ho lasciato tutto. Ho mollato la mia città, la mia famiglia, il mio lavoro, anche con un certo stupore ho scoperto la felicità di fare tutto senza sentirne il peso. Questo si fa solo se c’è Amore. Questo ultimo periodo, così difficile, è stata l’ennesima dimostrazione dei nostri sentimenti reciproci. Siamo stati per mesi chiusi in casa, da soli, io e lui. Abbiamo mandato le bambine al mare, con la famiglia, con gli amici. Non l’ho lasciato solo mai. Sempre con lui, noi due. Lui ha vissuto sempre con l’ottimismo nel cuore. Convinto che sarebbe tornato a fare le sue cose di sempre, fino all’altroieri. Le condizioni per tornare in piena salute c’erano. Era cominciato tutto con un dolore alla schiena. Il controllo. L’intervento per asportare il nodulino al polmone. Tutto era andato bene. Poi, a un certo punto, è cominciata una serie di cose accidentali che nulla c’entravano con l’origine della sua malattia. Ossa rotte, cadute, forse dovute alla fragilità del suo fisico che si era indebolito.

Io non ricordo il campione Pablito, ma il campione del mio cuore. Vengo da una famiglia di grandi sportivi, ma io ho imparato a conoscere Paolo, anche sotto l’aspetto sportivo, da quando ci siamo incontrati. Stando con lui, vivendo il suo ambiente. Prima non avevo la percezione di quello che lui aveva fatto, l’ho vissuto nei suoi racconti. È stato un campione del cuore, una cosa che va oltre la grandezza atletica. Per entrambi è stato Amore vero, talmente forte che ci ha dato la forza di affrontare tutto, scegliere di investire sulla famiglia, di fare due bambine anche se lui non aveva vent’anni. Un Amore speciale vive ogni cosa, anche la più semplice, come fosse la più bella del mondo.

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