Lucetta

Scaraffia

Ha reagito con veemente critica, ma anche quasi con stupore, Vito Mancuso, all’iniziativa di papa Bergoglio di indire un mese di preghiera alla Madonna – secondo la tradizione, il prossimo maggio – perché Dio intervenga in nostro aiuto contro la pandemia. Non si aspettava da questo Papa il ritorno a una pratica senza dubbio antica e ben nota, ma secondo lui decisamente "discorde rispetto alla spiritualità contemporanea, che prevede una gestione libera della nostra interiorità".

Sarebbe interessante capire cosa Mancuso intenda per "gestione libera della nostra interiorità": dalla sua indignazione sembra di capire che la preghiera dovrebbe consistere in dotti colloqui con Dio, magari a proposito di temi rigorosamente contemporanei come il rapporto fra scienza e fede, e mai, proprio mai, richieste di aiuto specifiche e per di più legate a fenomeni contingenti come il covid.

Insomma, qualcosa di alto e signorile, che ci faccia fare bella figura al cospetto di Dio. Perché questo sembra essere in realtà il problema: chiedere aiuto per l’epidemia significa ammettere la nostra debolezza, la nostra fragilità e i nostri limiti, fargli capire che davanti alla paura e alla sofferenza abbiamo bisogno di protezione. Ma non sarà invece proprio questo confessare la nostra fragilità il cuore della preghiera? A meno che non si scelga come modello "l’uomo che non deve chiedere mai" della pubblicità.