Raffaele Marmo Il j’accuse del Nobel, in realtà, è più ampio e indica almeno quattro componenti della strettoia asfittica nella quale siamo finiti: "il numero dei nati che è sempre più basso", "la precarietà dei contratti giovanili" che "si è sviluppata a macchia d’olio in Italia", la fuga dei cervelli e dei talenti verso Paesi più accoglienti, la mancanza di servizi, come gli...

Raffaele

Marmo

Il j’accuse del Nobel, in realtà, è più ampio e indica almeno quattro componenti della strettoia asfittica nella quale siamo finiti: "il numero dei nati che è sempre più basso", "la precarietà dei contratti giovanili" che "si è sviluppata a macchia d’olio in Italia", la fuga dei cervelli e dei talenti verso Paesi più accoglienti, la mancanza di servizi, come gli asili nido.

Certo la pandemia ha fatto il resto, così come colpisce in maniera impressionante "l’aumento del 36% della mortalità infantile al Sud rispetto al Nord e al Centro". Ma una cosa è certa: senza mettere mano alle quattro cause descritte dal professor Parisi non avremo futuro e questo non sarà mai più un Paese per giovani.

D’altra parte, però, non pare che la politica (questa volta con la p minuscola) abbia la consapevolezza della scienza sul rischio che stiamo correndo e che, in prospettiva, è ben più catastrofico della stessa pandemia. Eppure, basterebbe scorrere uno studio di qualche anno fa di un’università americana per rendersi conto di come può estinguersi una Nazione: indicava anno per anno a partire dal 2030 come, uno dopo l’altro, morivano i paesi della Penisola, con tanto di croce sopra ognuno di essi.

È vero, d’altro canto, che da gennaio parte l’assegno unico e universale per i figli, ma da solo non appare minimamente sufficiente per invertire il trend demografico. Solo le nuove e giovani coppie possono farlo. Ma allora è verso di loro che andrebbero indirizzati incentivi e tagli fiscali. Basterebbero, per cominciare, due mosse a impatto immediato. Impedire che i nostri ragazzi restino intrappolati in stage eterni a zero retribuzione. E ridurre drasticamente il cuneo fiscale sui contratti di lavoro dei giovani e, ancora di più, sui rapporti a termine: più soldi in tasca alle nuove generazioni e salari più alti a fronte di maggiore insicurezza. Insomma, celebriamo i Nobel, ma varrebbe la pena innanzitutto ascoltarli.