Chiara Di Clemente A voler essere cattivi (sinceri?) non sarà poi questa gran mancanza. Il segno lasciato finora nella storia del cinema da Gwyneth Paltrow sta – molto più che nella prova d’attrice Oscar di Shakespeare in love – nel kajal più dito mozzo dei Tenenbaum e nello sbarazzino taglio di capelli di Sliding...

Chiara

Di Clemente

A voler essere cattivi (sinceri?) non sarà poi questa gran mancanza. Il segno lasciato finora nella storia del cinema da Gwyneth Paltrow sta – molto più che nella prova d’attrice Oscar di Shakespeare in love – nel kajal più dito mozzo dei Tenenbaum e nello sbarazzino taglio di capelli di Sliding Doors. Cameron Diaz, che come Gwyneth ha annunciato il prematuro addio a Hollywood, qualcosa di più impegnativo invece l’aveva fatto, anche se pure nella sua carriera i capelli biondi – quel ciuffo laccato con lo strano gel prodotto per lei dall’amore di Ben Stiller in Tutti pazzi per Mary – un ruolo fondamentale l’hanno avuto.

Dispiace però che le due eterne ragazze mollino così: una (Paltrow) persa nel business dei suoi folli prodotti di bellezza pseudo- orgasmatici, l’altra (Diaz) poiché solo ora a 48 anni, con la maternità, s’è resa conto di non essere mai stata libera e adulta, per colpa delle Major. Questi i motivi ufficiali. Si spera siano veri, non una maschera – come forse adombrato da Gwyneth – sul dolore e le umiliazioni di chi è rimasto intrappolato troppo a lungo nel marcissimo sistema di molestie della Hollywood dei Weinstein. In questo caso, a vincere sarebbero paura e sopraffazione. Meryl Streep da giovane era perfetta ma stucchevole, da attrice matura – ora ha 71 anni – è sempre più vera, ironica, geniale. Sarebbe bello se Paltrow e Diaz fossero coraggiose come Meryl, e invecchiassero sullo schermo insieme a noi fan. Perché per chi fa e adora il cinema, il cinema è come l’amore di Shakespeare: perseguita. Ma bisogna ringraziarlo: è pur sempre amore.