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29 mar 2022

Intrighi e 007, l’altra guerra di Putin: "Avvelenato l’amico Abramovich"

L’oligarca faceva da mediatore tra i negoziatori russi e ucraini a Kiev. Ha perso la vista per alcune ore

29 mar 2022
Il magnate Roman Abramovich (53 anni) con il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin (69)
Il magnate Roman Abramovich (53 anni) con il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin (69)
Il magnate Roman Abramovich (53 anni) con il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin (69)
Il magnate Roman Abramovich (53 anni) con il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin (69)

di Cesare

De Carlo

WASHINGTON

Anche lui? Avvelenato anche Roman Abramovich, l’ex compagno di merende di Vladimir Putin, diventato miliardario grazie all’acciaio e al petrolio? Avvelenato come Alexei Navalny o Sergei Skripal, tanto per citare i più noti fra coloro che una volta – ai tempi dell’Urss – erano chiamati gli antisistema, i controrivoluzionari, i nemici del popolo?

Fonti dell’Intelligence americana e britannica concordano. Del resto lo Fsb, che ha preso il posto del Kgb, non è nuovo a sospetti del genere, tutti ovviamente e puntualmente smentiti dal presidente russo e dal suo entourage. Ma ci sono pochi o nessun dubbio che Navalny e Skripal siano stati avvelenati.

Rivela il Wall Street Journal, il più autorevole e venduto giornale americano: le nuove vittime accusano i duri del Cremlino "coloro che non intendono terminare una guerra che si sta consumando in una solenne umiliazione militare prima ancora che politica". Di più non possono dire. Non possono dire che fra i duri in prima fila c’è proprio Putin. Nemmeno lo può dire Volodymyr Zelensky, il presidente ucraino. Zelensky, a differenza di Biden, sa che una parola di troppo può minacciare l’esito dei negoziati ripresi ieri a Istanbul. Più moderate e realistiche le sue posizioni: niente Nato, finlandizzazione vale a dire neutralità di tipo finlandese o austriaco, ritiro delle truppe russe sulle posizioni del 24 febbraio, prima dell’invasione, referendum approvativo. Nell’immediato ovviamente evacuazione dei civili e scambio di prigionieri.

E su questi ultimi due punti si dispiegano gli sforzi mediatori di Abramovich, il più illustre degli oligarchi. Non lo muovono solo gli interessi personali. Dall’inizio della crisi ha perso molti miliardi di dollari. Lo muove anche – stando ai russologi americani – la convinzione che la Russia, sua patria di origine anche se nel frattempo ha assunto le cittadinanze portoghese e israeliana, si sia cacciata in un vicolo cieco. Cerca di spingere il suo mentore, protettore, amico a sganciarsi dall’avventura in Ucraina. Conta sull’appoggio di Zelensky che ripetutamente ha chiesto ad americani e britannici di togliergli le sanzioni. Abramovich era anche il presidente proprietario del londinese Chelsea. Questo spiega perchè ieri a Istanbul c’era anche lui. Non in perfetta salute, assicurano le fonti dei servizi segreti americani. Forse – dice un esperto della Cia – "è stato un avvertimento".

Ordinato da chi? Dai falchi del Cremlino è la più scontata delle risposte. Fra i falchi c’è anche il presidente? "È difficile credere che lui non sapesse nulla". Vladimir Putin è cresciuto nel Kgb prima che Boris Eltsin, passato alla storia come il liquidatore dell’Unione Sovietica, gli affidasse la sua successione ventidue anni fa. Supposizioni più che indizi. Dunque non rimane che rifugiarsi in quello che in Italia, dalla pandemia cinese in poi, viene chiamato complottismo. Ma a pensare male a volte ci si prende. Nel caso specifico secondo le succitate fonti dell’Intelligence, il sospetto avvelenamento sarebbe avvenuto ai primi di marzo. Abramovich faceva il pendolare fra Mosca, Leopoli, Kiev affiancando le due delegazioni impegnate nel disperato tentativo di una tregua. Dopo alcuni giorni lui, un paio di suoi collaboratori e un politico della Crimea, un certo Rustem Umerov, hanno accusato sintomi compatibili con quelli di un avvelenamento: occhi arrossati, abbondante e dolorosa lacrimazione, spellature nelle mani e sul viso. Per qualche ora il magnate ha persino perso la vista. Cause presumibili: agenti chimici o biologici o radiazioni elettromagnetiche come quelle accusate da diplomatici americani nell’ambasciata all’Avana o in altri Paesi vicini alla Russia.

Ricorda Christo Groze, investigatore della Bellingcat: Alexey Navalny fu contaminato da un gas nervino. A suo parere lo stesso tipo di avvelamento subito da Abramovich e dagli altri, ma in misura molto minore. "Se avessimo potuto esaminarli subito, lo avremmo appurato senza ombra di dubbio, ma Abramovich e i suoi avevano fretta. Da Leopoli volevano andare a Istanbul".

E guarda caso – poco prima – Abramovich era stato al Cremlino. All’amico Vladimir aveva consegnato una lettera di Zelensky con le condizioni per una tregua. Reazione irritata, anzi rabbiosa. "Dì a Zelensky che lo spazzerò via". Lo rivela il Times di Londra facendo riferimento a una fonte vicina al miliardario.

Il presunto avvelenamento – dice anche Groze – è stato un monito più che un tentativo di omicidio. Ben diverso il destino del dissidente Navalny che due anni fa si salvò dal gas nervino solo grazie al suo ricovero in Germania. Anche Sergei Skripal, ex ufficiale russo, deve la vita alle cure ricevute in Gran Bretagna. Una donna che era venuta in contatto con lui morì.

Ovviamente Putin definì ridicola ogni accusa. Così come ridicola l’altra supposizione risalente a dodici anni fa. Per un "guasto tecnico" durante un volo in Russia cadde l’aereo con il presidente polacco Lech Kaczyński, sua moglie e mezzo governo. Presidente della commissione di inchiesta allora era Vladimir Putin.

Ultima annotazione: sempre per un guasto tecnico venerdì fece un atterraggio di emergenza l’aereo con il presidente polacco Duda. Ovvio l’accostamento fra i due episodi. Complottismo? No, storia.

(cesaredecarlo@cs.com)

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