di Viviana Ponchia Instagram fa retromarcia e per adesso lascia stare i bambini. Niente area protetta e supervisionata dai genitori. La piattaforma da oltre un miliardo di utenti aveva progettato di andare a pescare nella fascia under 13, ma con l’aria che tira ha sospeso tutto. Pochi giorni fa la miniera d’oro di Facebook era stata accusata di essere tossica per la salute mentale degli adolescenti. Ragazze soprattutto, convinte di non essere all’altezza di un ultramondo pieno di gente bella e felice. In realtà era stata proprio la squadra di Zuckerberg ad autoflagellarsi. Uno studio destinato a restare blindato nelle coscienze dei ragazzi di Manlo Park portava le prove: frequentare il...

di Viviana

Ponchia

Instagram fa retromarcia e per adesso lascia stare i bambini. Niente area protetta e supervisionata dai genitori. La piattaforma da oltre un miliardo di utenti aveva progettato di andare a pescare nella fascia under 13, ma con l’aria che tira ha sospeso tutto. Pochi giorni fa la miniera d’oro di Facebook era stata accusata di essere tossica per la salute mentale degli adolescenti. Ragazze soprattutto, convinte di non essere all’altezza di un ultramondo pieno di gente bella e felice. In realtà era stata proprio la squadra di Zuckerberg ad autoflagellarsi. Uno studio destinato a restare blindato nelle coscienze dei ragazzi di Manlo Park portava le prove: frequentare il social con filtro genera ansia da competizione, depressione, paura di essere tagliati fuori. Panni da lavare in famiglia. Invece nella migliore tradizione dello scandalo in prima pagina il Wall Street Journal aveva intercettato e reso pubblici i documenti, facendo volare via la foglia di fico.

C’è chi è finito in analisi, qualcuno ha tentato il suicidio. E questo non è uno scoop, ma sentirlo ammettere proprio da Facebook diventa una notizia. Così sull’onda delle polemiche il capo della piattaforma, Adam Mosseri, annuncia che Instagram Kids è stato messo in pausa. Non era una cattiva idea, dice, ma bisogna pensarci su: "Questo ci darà il tempo di lavorare con genitori, esperti, responsabili politici e autorità di regolamentazione. Per ascoltare le loro preoccupazioni. E potere dimostrare l’importanza dell’iniziativa". I giovanissimi sono la nostra nuova priorità, annunciava la scorsa primavera su una bacheca destinata ai dipendenti (e intercettata anche questa dal sito BuzzFeed News) il vicepresidente-prodotto della società Vishal Shah. Dopo YouTube Kids e Messenger Kids, la macchina era pronta a partire. "Ci concentreremo su due cose: accelerare il nostro lavoro di integrità e privacy per garantire l’esperienza più sicura possibile per gli adolescenti e costruire una versione di Instagram che consenta ai più piccoli di utilizzarlo in sicurezza per la prima volta".

Mosseri spiegava così l’urgenza: "Sempre più bambini vogliono entrarci ed è una sfida verificare la loro età. La prima soluzione è creare una versione trasparente su cui i genitori abbiano il pieno controllo". Altra foglia di fico. L’attuale politica aziendale vieta ai minori di 13 anni (14 in Italia) di metterci il naso, ma si sa come sono bravi i ragazzi a barare sull’età on line. Eserciti di minori scorrazzano indisturbati nel paese di cuccagna e si allunga la lista degli abusi e del bullismo. Lo psicologo Dave Anderson era stato chiamato a caldeggiare il processo di riparazione: "Instagram può offrire ai giovani l’opportunità di rafforzare le connessioni, praticare le abilità sociali e trovare comunità di supporto". Un cortile e una sfida a palla prigioniera? Roba vecchia, evidentemente. Dando notizia della retromarcia la società ne approfitta per difendersi dalle bordate partite dal Wall Street Journal: "La nostra ricerca mostra che in 11 casi su 12 le ragazze adolescenti che hanno avuto problemi riferiscono che in realtà Instagram le ha rese migliori".

Nei documenti top secret la diagnosi era un po’ diversa: "La tendenza a condividere solo i momenti migliori, la pressione per apparire perfetti e un prodotto che crea dipendenza possono fare precipitare gli adolescenti verso i disturbi alimentari, un senso malsano del proprio corpo e la depressione". Per loro stessa ammissione, "la tempesta pefetta".