di Veronica Passeri Il collegamento streaming che va e viene durante l’audizione informale in commissione Lavoro alla Camera non impedisce al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, di difendere a spada tratta l’operato dell’Istituto: "Abbiamo seguito la legge". Anzi, dalle sue parole l’Inps sembra quasi una "vittima" dello scandalo dei bonus da 600 euro per le partite Iva chiesti e ottenuti da tre parlamentari (due delle Lega, Elena Murelli e Andrea Dara, e il grillino Marco Rizzone) – ma sono oltre duemila i...

di Veronica Passeri

Il collegamento streaming che va e viene durante l’audizione informale in commissione Lavoro alla Camera non impedisce al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, di difendere a spada tratta l’operato dell’Istituto: "Abbiamo seguito la legge". Anzi, dalle sue parole l’Inps sembra quasi una "vittima" dello scandalo dei bonus da 600 euro per le partite Iva chiesti e ottenuti da tre parlamentari (due delle Lega, Elena Murelli e Andrea Dara, e il grillino Marco Rizzone) – ma sono oltre duemila i politici coinvolti a livello locale – nonché della fuga di notizie sulla vicenda. L’opposizione – Lega in testa, ma anche Fd’I e FI – chiede le dimissioni perché le risposte "non sono esaurienti" e Tridico "si dimostra presidente dell’Inps a sua insaputa".

Il professore di politica economica voluto dai 5 Stelle, ripercorre quei giorni "convulsi" in cui "si svuotavano" gli scaffali dei supermercati e rivendica la celerità degli interventi: "L’istituto ha risposto in modo efficace predisponendo una misura che non esisteva, appunto il bonus degli autonomi, e lo ha elargito in 15 giorni". In quel momento "l’esigenza era pagare subito e poi controllare e questo è stato fatto". La Direzione centrale antifrode ha avviato poi i controlli e ora nel mirino dell’Inps ci sono circa 40mila persone, non solo politici o amministratori locali. "Non è una caccia alle streghe: su tutti, anche sugli imprenditori che hanno fatto richiesta di sussidio Covid, l’azione di verifica è in corso", rilancia.

Ma c’è anche un altro aspetto, quello della fuga di notizie. "Rimando ai mittenti le accuse di un’azione manipolata, i dati (sui ‘furbetti’, ndr) non sono stati diffusi da noi", ribadisce Tridico ricordando che "il 7 agosto mi ha chiamato il direttore di Repubblica chiedendomi i nomi, ma la notizia non è uscita né direttamente né indirettamente da me".

"I nomi dei parlamentari non li sa nessuno, la privacy è stata tutelata, quelli che sono usciti si sono autodenunciati", aggiunge annunciando di aver promosso una verifica interna per "scoprire chi ha trafugato la notizia". Sui due nomi rimasti nell’ombra, il presidente dice: "È partita la lettera al Garante. Se ci fa pervenire una richiesta formale, valuteremo l’opportunità di dare i due nomi". Un passo indietro? No. Tridico vuole "continuare a servire il Paese".

Intanto il grillino Rizzone parla di "fumo negli occhi" ("se avessi voluto intascarmi dei soldi non mi sarei di certo tagliato più di 40mila euro del mio stipendio da parlamentare") e chiede di pubblicare i nomi "degli evasori, di chi ha veramente rubato risorse allo Stato".