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4 mag 2022

Informarsi è vitale: meglio evitare le fonti avvelenate

4 mag 2022
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Cronaca

Davide

Nitrosi

Settant’anni dopo vale sempre il famoso incipit dell’articolo di Tommaso Besozzi sull’Europeo davanti al cadavere di Salvatore Giuliano: "Di sicuro c’è solo che è morto". Quando si racconta un evento, che sia un fatto di cronaca, una battaglia, una guerra, un concerto, un congresso di partito, il fatto diventa il narrato.

Non illudetevi che esista la fotocopia della realtà, ogni resoconto è una interpretazione di ciò che si vede. Conta l’attendibilità, l’onestà e la precisione del narratore e del media utilizzato. Ma da questo filtro non si scappa. La nostra sete di verità dovrà quindi nutrirsi ogni giorno a più fonti di informazione che siano sicure, per non rischiare di essere avvelenati. Non stupiamoci quindi se nel sondaggio di Swg gli italiani collochino i social network all’ultimo posto fra le fonti attendibili. Meno di un anno fa un’altra ricerca collocava i social come la fonte primaria soprattutto fra i più giovani per informarsi.

Non è una gara, nemmeno un errore: credo sia l’evoluzione continua, darwiniana, della catena informativa. Sopravvive chi si adatta alle esigenze della natura. E oggi l’esigenza primaria, emersa dall’esperienza del Covid e della guerra, è sapere che cosa sta veramente accadendo, discernere tra fatti reali e fake news. Perché conoscere è vitale, permette di curarsi nel modo migliore (e corretto) o di prendere decisioni che toccano la nostra vita: ad esempio, se occorre sanzionare la Russia, se è meglio pagare gas ed energia a prezzi ancora più elevati per fermare un conflitto che può estendersi.

Swg dice che gli italiani oggi si fidano maggiormente dei telegiornali, dei siti specialistici, dei giornali. Si fidano cioè di chi sa produrre un’informazione di qualità, di chi verifica il più possibile. Si fida delle immagini raccolte dagli inviati sul campo, più che dai filmati postati su Tik Tok. Può leggere un fatto su Twitter, ma poi cerca la conferma su un media dove gli eventi sono filtrati dal lavoro di verifica in grado di garantire una veridicità. È la stampa, bellezza, direte voi. Vituperata, impoverita, fragile, snobbata ma ancora caparbio baluardo di un mondo che vorrebbe separare la pula della menzogna dal grano dei fatti.

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