Il luogo del delitto e, nel riquadro, Marisa Charrère
Il luogo del delitto e, nel riquadro, Marisa Charrère

Aosta, 17 novembre 2018 - Renato Ariatti, bolognese, psichiatra. L’infermiera di Aymavilles ha condannato a morte i figlioletti e se stessa con iniezioni di potassio. Ha lasciato scritto: non ce la faccio più.

"Una persona gravemente depressa non vede speranza per il futuro e pensa che la vita non valga più la pena di essere vissuta. Un delirio di rovina: la scelta di portare con sé le persone più care, in apparenza la cosa più atroce possibile, è vissuta come gesto d’amore. Noi psichiatri lo chiamiamo omicidio-suicidio altruistico".

Altruistico è una parola forte.
"Dobbiamo metterci nella testa di quelli che stanno male. Se ho la sensazione che non ci sia futuro per i miei figli, che il mondo che li aspetta sia terribile...".

Lei parla di depressione grave. Eppure questa madre infermiera viene descritta come lucida anche poche ore prima della tragedia. In casa mai uno screzio, l’ambiente è il paradiso di un paesino in Val d’Aosta.
"Queste persone hanno la capacità di avere una facciata, mentre covano nell’intimo i tormenti e le fantasie più tragiche che poi armano la loro mano".

Nessun campanello d’allarme.
"I depressi non sono persone bizzarre, non sono i malati delle barzellette. Attraversano la vita di ogni giorno in modo sostanzialmente adeguato, all’apparenza. Ma nutrono dentro tormenti che poi esplodono in gesti clamorosi. Senza che necessariamente ci siano elementi sentinella".

Un padre perso da ragazzina, un fratello morto 18 anni fa. Questi dolori possono spiegare?
"Sì, possono essere sofferenze sedimentate, elaborate, più o meno superate. Ma non dobbiamo cercare necessariamente qualcosa di remoto. Nulla vieta che questa depressione possa essere recente. Parlando sempre in termini generali".

Il buio della mente.
"In ogni momento della vita può capitare che una persona entri in una fase di depressione molto grave. Tante volte il gesto estremo è il primo indicatore".

Lei ha firmato la perizia su Annamaria Franzoni. Condannata per aver ucciso il figlioletto Samuele, si è sempre proclamata innocente. Anche allora, il delitto si consumò in un paesino della Val d’Aosta.
"Intanto è bene ribadire che per Cogne non c’è mai stata una confessione. Quindi non fu mai permesso agli psichiatri di esplorare i percorsi mentali che, in ipotesi, potevano aver dato la stura al gesto estremo. E comunque sia, non vedemmo una donna depressa. Altra differenza fondamentale: la signora Franzoni non ha cercato la propria morte".

La mamma infermiera ha giustiziato se stessa e i suoi bimbi con iniezioni di potassio.
"Perché aveva competenza e accesso a sostanze che non sono nella disponibilità di tutti. Ha scelto una modalità non traumatica, cercando di limitare il più possibile l’aspetto cruento. Questo lo trovo un ulteriore gesto d’amore. Nella lucidità rimane ancora di più confermata per me la determinazione di una persona gravemente sofferente. E la sofferenza è una malattia, in certi livelli".

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