Lunedì 15 Aprile 2024

Inchiesta sul disastro di Firenze. Morte nel cantiere, le prime ipotesi: "La maxi trave non era fissata"

Ascoltati i lavoratori e le ditte impegnate nell’appalto. La procura acquisice i documenti sui piani di sicurezza. Ispettori dell’Asl nell’azienda di Piacenza che ha realizzato il ’braccio’ in cemento armato crollato.

Inchiesta sul disastro di Firenze. Morte nel cantiere, le prime ipotesi: "La maxi trave non era fissata"

Inchiesta sul disastro di Firenze. Morte nel cantiere, le prime ipotesi: "La maxi trave non era fissata"

Un possibile errore nella manovra e nel posizionamento delle travi durante la fase di gettata del cemento. È una delle ipotesi investigative al vaglio in queste ore da parte degli inquirenti per ricostruire la strage avvenuta nel cantiere per la costruzione del nuovo supermercato Esselunga in via Mariti, alla periferia nord di Firenze. Un cantiere diventato il 16 febbraio la tomba per quattro operai, mentre una persona è ancora dispersa sotto le macerie. L’attenzione delle indagini si è concentrata anche su una delle 61 ditte in subappalto nel maxi cantiere: la Rdb Ita, azienda leader nella costruzione di prefabbricati, con sedi a Piacenza, Caserta e Teramo. Proprio ad Atri, in provincia di Teramo la polizia postale dell’Aquila si è recata nelle scorse ore per acquisire documentazione relativa all’appalto. I vertici della Rdb non sono indagati. Una fra le ipotesi, riportata ieri dal Tgr Abruzzo ed emersa anche da alcune versioni all’interno del cantiere è che la ditta abruzzese non avesse concluso il fissaggio della trave incriminata, quando il personale di un’altra società avrebbe avviato la gettata di cemento nella stessa area. Ipotesi ancora tutte aperte e da verificare. L’Asl Toscana Centro intanto ha inviato all’azienda Rdb, stavolta nella sede di Piacenza tre operatori della Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro per verificare la procedura di produzione della trave.

Al vaglio anche i permessi di tre dei lavoratori nordafricani deceduti nella tragedia. Al momento risultano una richiesta di permesso di soggiorno presentata, ma non ancora ottenuta. E un ricorso al Tar contro il rifiuto della questura alla sua concessione. Resta da capire se queste due situazioni li rendessero irregolari come lavoratori oppure comunque contrattualizzabili in attesa di regolarità. La procura di Firenze non conferma e non smentisce, al terzo giorno davanti dalla strage consumatasi nel cantiere, l’ombra del lavoro nero deve ancora diradarsi.

Gli inquirenti, guidati dal procuratore capo Filippo Spiezia, stanno passando al vaglio il passato, non solo lavorativo, delle quattro vittime nordafricane (tre accertate e una il cui corpo non è ancora stato estratto). L’inchiesta procede su più fronti, sentendo lavoratori e ditte per risalire all’intera catena di responsabilità, anche per quanto riguarda il crollo della trave. Dentro il fascicolo – al momento senza indagati – i reati restano sempre quelli di venerdì: omicidio plurimo colposo e crollo colposo. La procura sta anche predisponendo le autopsie sulle vittime: ai parenti non è stato ancora concesso di vedere i corpi, e tramite il consolato del Marocco si stanno organizzando per tornare a Firenze. Si stanno rilevando anche le impronte dattiloscopiche per verificare l’identità dei morti, perché si ha il timore che ci siano molti alias rispetto ai nominativi del diario del cantiere.

Nel frattempo, gli inquirenti hanno acquisito contratti e documenti, ma anche il piano di sicurezza e coordinamento della committenza, e i vari piani operativi per la sicurezza delle diverse ditte incaricate di realizzare le varie parti dell’opera. Si tratta di un problema della trave prefabbricata? Un errore nel posizionamento e nel fissaggio del pilone di cemento armato sulla ’mensola’ di appoggio? O entrambi? Tra le ipotesi nessuna è più accreditata di un’altra, sono però già in corso le procedure per passare a raggi X la trave incriminata: le tre gru che operano nel cantiere stanno infatti selezionando – un pezzo alla volta, con lentezza, per non fare altri danni – alcuni frammenti del gigantesco traliccio di cemento armato di oltre 5mila chilogrammi, che saranno successivamente analizzati dai consulenti tecnici per valutarne la tenuta strutturale. Tra la mole di carte che gli inquirenti hanno già sequestrato, ci sono anche quelle che ricostruiscono il fitto sistema di appalti e subappalti su cui faceva perno il cantiere. Sono una sessantina, oltre all’appaltante, la Villata spa, partecipata al 100% da Esselunga.