Foggi, i vigili del fuoco nella baraccopoli di Rignano Garganico (Ansa)
Foggi, i vigili del fuoco nella baraccopoli di Rignano Garganico (Ansa)

Foggia, 3 marzo 2017 - Un incendio nella notte all'interno del "Gran Ghetto", la baraccopoli che si trova nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico, ha ucciso due cittadini del Mali di 33 e 36 anni. Il fuoco in pochi minuti ha avvolto numerose baracche, sul posto erano già presenti i vigili del fuoco, carabinieri e agenti di polizia che stavano presidiando l'area dopo lo sgombero cominciato il 1 marzo. Mercoledì mattina la zona era stata sgomberata dalle forze dell'ordine nell'ambito di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bari del 2016 per presunte infiltrazioni mafiose. Al momento dello sgombero erano presenti circa 250 migranti e ieri notte in oltre cento hanno dormito a ridosso del campo. Sempre ieri quasi duecento migranti avevano protestato sotto la Prefettura di Foggia, per chiedere di riaprire la baraccopoli dove vivevano. 

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Incerte le cause del rogo, anche se la Procura di Foggia esclude al momento che sia di natura dolosa. Fonti inquirenti spiegano all'Ansa che sulla vicenda è stata avviata un'indagine per incendio colposo e omicidio colposo plurimo a carico di ignoti. L'ipotesi che l'incendio possa essere stato doloso - a quanto si apprende - non è mai stata avanzata ai pm foggiani né dai vigili del fuoco né dalle altre forze di polizia intervenute sul posto. A metà pomeriggio si è sviluppato però un altro vasto incendio nel ghetto. Ad appiccare le fiamme sarebbero stati alcuni migranti che assistevano alle operazioni di demolizione.

IDENTIFICATE LE VITTIME - Si chiamavano Mamadou Konate e Nouhou Doumbia e avevano rispettivamente 33 e 36 anni e venivano entrambi dal Mali i due migranti morti nel rogo. A identificarli sono stati altri migranti del ghetto, che hanno riferito i loro nomi alla polizia. Una delle due vittime, Konate, è stato trovato disteso su una brandina, carbonizzato. L'altro è stato trovato nei pressi dell'uscita della baracca. Probabilmente si deve essere accorto di quanto stava avvenendo e ha tentato di mettersi in salvo, ma non ci è riuscito.

GHETTO ERA CONTROLLATO - A quanto si è appreso il "ghetto", che è sotto sequestro, era controllato da alcune pattuglie delle forze dell'ordine ma controllare oltre 5mila metri quadrati è impossibile e nella notte sembra che un centinaio di migranti sia riuscito a tornare nella baraccopoli. Intorno all'1,30 è scoppiato l'incendio a cui sono seguite alcune esplosioni, molto probabilmente causate dalle bombole utilizzate nelle baracche.

TESTIMONE: VOGLIAMO VIVERE QUI - "Noi vogliamo lavorare e dormine nel ghetto, ma ci è stato detto di andare via, perché la magistratura ha stabilito che non si può stare in questo luogo". E' la testimonianza di uno degli immigrati del Gran Ghetto, un giovane della Costa d'Avorio che vuole mantenere l'anonimato. Il giovane si trova in Italia da circa 10 anni e da diverso tempo vive nella baraccopoli. L'uomo racconta che nel tardo pomeriggio di ieri gli immigrati hanno avuto un incontro con il prefetto di Foggia, il comandante dei carabinieri e un rappresentante della regione Puglia ai quali hanno riferito di essere anche disponibili a lasciare la baraccopoli, ma di non avere un posto in cui andare perchè, spiega, "le due strutture messe a disposizione contengono in totale 110 posti, non sufficienti ad accogliere tutti i migranti del ghetto". 

LE REAZIONE / USB - La federazione regionale dell'Unione Sindacale di Base in Puglia, esprime "la massima solidarietà alle comunità dei braccianti migranti del campo di Rignano Garganico distrutto dalle fiamme questa notte e che ha causato la morte di due cittadini migranti". "Questi episodi sono proprio la conseguenza della caccia alle streghe dei benpensanti razzisti". "Aver avviato lo sgombero del campo di Rignano senza coinvolgere i lavoratori che lo abitano - afferma l'Usb - è stato un atto di prepotenza istituzionale che non è possibile accettare".

CGIL - La segreteria provinciale della Cgil di Foggia, in una nota, esprime "cordoglio per la perdita di due giovani vite nell'ennesimo tragico episodio che coinvolge il ghetto di Rignano. Quanto accaduto deve spingere le istituzioni a procedere con maggior velocità e decisione allo sgombero definitivo garantendo a tutti i lavoratori oggi li' ospitati un'accoglienza dignitosa". Nel contempo la Cgil di Foggia chiede che la Prefettura si faccia "promotrice di un tavolo con le parti sociali che può essere il momento istituzionale dove trovare soluzioni.

CARITAS - "Non è la prima volta che accadono fatti del genere però stavolta, purtroppo, ci sono di mezzo delle vite umane. Ci piange il cuore per queste morti: non deve accadere che chi è costretto a tenere a denti stretti la vita in quelle condizioni finisce per perderla". Così don Andrea Pupilla, direttore della Caritas diocesana di San Severo, nel cui territorio si trova il 'Gran ghetto' di Rignano Garganico.

SANT'EGIDIO -  La Comunità di Sant'Egidio esprime tutta la sua commozione e denuncia con forza: "È una tragedia inaccettabile per il nostro Paese. E sarebbe ancora ancora più grave se si scoprisse la natura dolosa. Si tratta di lavoratori stagionali che contribuiscono al benessere della nostra economia attraverso la raccolta di prodotti d'eccellenza nelle nostre campagne. Devono essere trattati come tali e non come manodopera di seconda categoria, soggetta troppo spesso a sfruttamento".