Roma, 5 agosto 2021 - È  l’estate del fumo grigio su New York, del sole rosso e dell’aria ‘affumicata’ per i roghi devastanti in Oregon. È l’estate degli incendi in Canada e in Siberia - distrutti un milione e mezzo di ettari, il fumo è arrivato persino in Alaska - e del Mediterraneo che va a fuoco, l’ultimo (?) fronte si è aperto in Grecia, dopo la Turchia. Anche l’Italia ha pagato un prezzo altissimo, coinvolto tutto il centro sud, in Sardegna 10mila ettari in cenere, una strage di animali e di aziende. Drammatici i numeri appena consegnati in aula alla Camera dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. "Gli incendi dolosi e colposi nel 2020 sono stati 4.233 e hanno toccato oltre 62mila ettari, persone denunciate 552, arrestati in 18, con 79 sequestri. Rispetto al 2019 i reati sono aumentati dell’8,1%, la superficie bruciata è cresciuta del 18,3%, e salgono anche denunce (+25,2%) e arresti (+80%)". In quattro regioni del Sud - Campania, Puglia, Calabria, Sicilia - sono avvenuti il 54,7% degli incendi nel 2020 ed è bruciata l’82% della superficie andata in fiamme.

Il mondo brucia

Per Isabella Pratesi, direttrice del programma di conservazione WWF Italia, "fin da ora si può dire che nel Mediterraneo c’è stato un aumento delle superfici colpite, perché i roghi sono più forti e devastanti. Le  foreste sono meno sane, più stressate, anche per i cambiamenti climatici, anche per il nostro intervento. Chiaro che qualsiasi azione umana, criminale o per disattenzione o dabbenaggine, anziché produrre un piccolo incendio, crea roghi devastanti".

Il caso Mediterraneo

Pratesi parte da un dato: "Nel Mediterraneo le temperature sono più alte del 20% rispetto al resto del pianeta". Però brucia tutto il mondo... "Diciamo che nel Mediterraneo il fenomeno è più intenso, ci dovremo aspettare  un rischio di incendi maggiore anche nei prossimi anni. È veramente uno di quei luoghi dove bisogna fare tutto il possibile per lavorare sulla prevenzione. Vuol dire proteggere meglio gli ecosistemi, renderli più resilienti anche alle fiamme. Fare tutto il possibile anche per sensibilizzare rispetto al fatto che un comportamento sbagliato può produrre un piccolo incendio che istantaneamente diventa anche un mega fires, ovvero un rogo fuori controllo, per le condizioni di caldo e di siccità". Nel Mediterraneo si è parlato per la prima volta di megafire nel 2017 in Portogallo. "Sono incendi in qualche modo  ingestibili con le vecchie tecniche, come le fasce tagliafuoco, perché hanno dimensioni straordinariamente più importanti, sia nel calore che nella dimensione del fronte e della superficie che viene bruciata", spiega Pratesi.

Roghi in Australia (foto Adam Dederer /WWF)

Le cause dei roghi

"Nel 96% dei casi nel Mediterraneo gli incendi sono provocati dall’uomo – ricorda Pratesi –. In gran parte sono atti criminali, quindi di persone consapevoli di quello che fanno, in piccola parte provocati anche da cattiva gestione, da errori. Solo il 4% sono naturali. Chi ci guadagna? Purtroppo sappiamo che gli incendi cambiano i connotati del territorio, distruggono ecosistemi, prima che torni la foresta ci vogliono decenni. Quel territorio in mancanza di una applicazione corretta delle leggi e di controlli, come purtroppo in Italia è consuetudine, diventa perfetto per l’abusivismo, si libera dei suoi valori di natura, che sono cruciali, perché ci aiutano a combattere il cambiamento climatico, ci aiutano a proteggere le falde acquifere, sono una barriera all’erosione, alla perdita di fertilità dei suoli.  Poi nel Mediterraneo c’è proprio una cultura del fuoco che è completamente anacronistica. Si pensa che la fiamma purifichi, che sia un modo per gestire i campi. E invece non ci rendiamo conto che questi roghi sfuggono al nostro controllo e diventano qualche cosa di devastante”.

Strage di animali nel mondo

Premette la direttrice WWF: "La valutazione finale la faremo come sempre alla fine, perché si pensa che in Europa purtroppo questa stagione non sia ancora conclusa. Sappiamo però già  che in Turchia è messo a rischio il futuro del gufo pescatore. Ne sono rimaste pochissime coppie, nidificavano proprio nelle foreste che sono andate in cenere. Quindi abbiamo perso una specie importante che non avremo più nella biodiversità europea. Drammatico anche quando muoiono animali da reddito".  La Sardegna per questo è diventata un simbolo. Per la strage ma anche per l'impegno di tutti, cacciatori tra i primi, a rendersi utili per limitare il disastro. E restano nella memoria di tutti le immagini choc dell'Australia, era solo un anno fa, koala imprigionati dalle fiamme, ettari e ettari di foreste inceneriti.