Un abbraccio commovente, batticuore e lacrime di gioia: mamma Laila Driouch e l’infermiera Elisa Nava, entrambe di 34 anni, si sono incontrate all’ospedale di Bentivoglio. Sembrano amiche di lunga data, il destino, invece, ha unito le loro vite dalla notte di sabato, durante un’emergenza, quando la prima dal cortile di casa ha chiamato il 118 in cerca di aiuto per le forti doglie e l’altra, attivando una videochiamata, da Bologna ha dato le indicazioni corrette per affrontare e ridurre al minimo i rischi di un parto precipitoso. Così, a oltre venti chilometri di distanza, l’operatrice ha assistito dalla sua postazione alla nascita di Jad, terzo figlio della donna, mettendo in campo professionalità e tecnologia in quei tre minuti che nessuna delle due dimenticherà mai. Quando è arrivata...

Un abbraccio commovente, batticuore e lacrime di gioia: mamma Laila Driouch e l’infermiera Elisa Nava, entrambe di 34 anni, si sono incontrate all’ospedale di Bentivoglio. Sembrano amiche di lunga data, il destino, invece, ha unito le loro vite dalla notte di sabato, durante un’emergenza, quando la prima dal cortile di casa ha chiamato il 118 in cerca di aiuto per le forti doglie e l’altra, attivando una videochiamata, da Bologna ha dato le indicazioni corrette per affrontare e ridurre al minimo i rischi di un parto precipitoso. Così, a oltre venti chilometri di distanza, l’operatrice ha assistito dalla sua postazione alla nascita di Jad, terzo figlio della donna, mettendo in campo professionalità e tecnologia in quei tre minuti che nessuna delle due dimenticherà mai.

Quando è arrivata la chiamata di soccorso?

"Alle 23,39. Il primo operatore della centrale ha passato la telefonata all’emergenza, dove mi trovavo. La donna chiedeva se potevamo aiutarla perché stava andando al Pronto soccorso di Bentivoglio per far nascere il bambino e parlava di forti dolori. Allora le ho rivolto domande specifiche per capire se si trattava di un parto precipitoso, i miei sospetti sono stati confermati e nel frattempo ho allertato l’ambulanza e l’auto medica", risponde Elisa, alla sua seconda nascita in videochiamata dall’inizio dell’anno.

Il passaggio successivo?

"Mi ha detto che qualcosa non andava: il bambino stava per uscire. Così le ho chiesto se aveva uno smartphone per inviarle l’sms con il link che attiva il collegamento. La mamma ha risposto di sì ed stata bravissima: ha seguito perfettamente le indicazioni e potevo vederla".

Che cosa le diceva?

"Il mio timore era che partorisse in piedi, accanto all’auto, e che il neonato finisse a terra. Per questo la invitavo a entrare nella macchina e a sdraiarsi, anche se lei faceva fatica a muoversi. Appena le ho detto di togliersi i pantaloni ho visto la testa del bimbo venire fuori. Erano passati solo tre minuti".

Jad ha pianto?

"Sì, ma ha smesso subito. È stato il momento più delicato. Ho chiesto al padre di controllare se il bimbo avesse il cordone ombelicale attorno al collo e invece era libero, poi di metterlo sul petto della mamma, avvolgerlo nella sciarpa che le avevo visto al collo e di accendere l’aria calda. Probabilmente il piccolo ha avuto un problema di ipotermia, cioè appena nato ha sentito freddo, l’altra notte la temperatura era bassa, però la mamma mi rassicurava, rispondendomi che lo sentiva respirare e muoversi".

È rimasta con il fiato sospeso fino all’arrivo dell’ambulanza?

"È così, perché nel frattempo le immagini non erano più nitide e nell’auto era buio. La mia assistenza è finita quando sono arrivati i colleghi. E ho lasciato la mamma con il suo bimbo, senza disturbarla più".

Poi che cosa ha fatto?

"Ho continuato il lavoro. Il mio turno finiva alle 7 del mattino".

Lei è al secondo parto precipitoso in videochiamata. Si sente una predestinata?

"Chissà. La prima volta era il 2 gennaio scorso e ho aiutato una donna di Crevalcore a partorire Alex in casa. Credo che le mamme siano contente quando parlano con me, perché poi il bimbo nasce in fretta – osserva con una punta di ironia –. Ma è sempre una grande responsabilità: la nascita è un momento delicato e io non ho la formazione di un’ostetrica, ma sono preparata per affrontare un’emergenza".

Lo sottolinea perché qualcuno glielo ha fatto notare?

"Sì. Dopo la prima nascita con la videochiamata ho letto sui social commenti spiacevoli, come se la mia presenza fosse inutile. Non voglio sostituirmi a nessuno, però so riconoscere i segnali di un parto precipitoso. Per fortuna la gratificazione arriva dai genitori dei bimbi".

Ed è stata anche premiata.

"Ho ricevuto una targa di riconoscimento dalla Siiet, la Società italiana degli infermieri di emergenza territoriale e dall’Ordine degli infermieri dell’Emilia-Romagna e mi è stata consegnata da Raffaele Donini, assessore regionale alla Sanità. Mi ha fatto piacere, ma non cerco notorietà".