15 mar 2022

In Ucraina 400 italiani Ma c’è chi vuole restare

"Qui abbiamo costruito le nostre famiglie e non vogliamo abbandonarle". L’ambasciata ora è a Leopoli, la Farnesina: le evacuazioni solo se in sicurezza

Un’anziana evacuata dal palazzo di nove piani. colpito a Kiev dalle bombe russe
Un’anziana evacuata dal palazzo di nove piani. colpito a Kiev dalle bombe russe
Un’anziana evacuata dal palazzo di nove piani. colpito a Kiev dalle bombe russe

"Qui è tutto bloccato, la città è circondata. E se qualcuno prova a scappare, gli sparano". Lo racconta Giovanni Bruno, italiano bloccato a Kherson (occupata dai russi) con la moglie ucraina e la figlia di 22 mesi. "Usciamo solo per cercare di procurarci i beni di prima necessità. Ma ormai non si trova quasi più niente, mancano cibo e medicine", aggiunge Bruno, 35enne di Pozzallo, in Sicilia. Tra Kherson e Nova Kachovka, 70 km a est, risultano bloccate una quarantina di persone, tra italiani e familiari ucraini. "Siamo in contatto con la Farnesina, ma per ora non ci sono possibilità di evacuazione", conclude l’uomo.

Secondo il ministero degli Esteri italiano ci sono ancora 400 italiani in Ucraina, dei 2.000 che vivevano nel Paese prima della guerra. Di questi, una quarantina sono bloccati nelle città assediate, tra cui Mariupol, ha fatto sapere, già domenica sera il titolare della Farnesina Luigi Di Maio. "Duecento li abbiamo già salvati – è la precisazione del ministro –: per i circa 40 che sono ancora intrappolati lavoriamo ogni giorno per portarli fuori. Ma se l’evacuazione non può avvenire in sicurezza, preferiamo dire loro di aspettare". In precedenza era stato l’ambasciatore Pier Francesco Zazo, a parlare dei connazionali rimasti in Ucraina. "Molti di loro vogliono rimanere perché hanno la loro vita qui, con mogli e figli. Ma alcuni sono purtroppo intrappolati, non riescono a lasciare il Paese".

"Il fatto che l’ambasciata italiana sia ancora presente in Ucraina rappresenta un aspetto importante, apprezzato dal governo ucraino, ma anche un sostegno psicologico per gli italiani presenti", continua Zazo. Tra i Paesi del G7 – è la sottolineatura del diplomatico – solo l’Italia e la Francia hanno mantenuto l’ambasciata in Ucraina, spostandola da Kiev a Leopoli, nell’ovest del Paese. La maggioranza degli altri si sono invece riposizionati nella vicina Polonia. "I bombardamenti – conferma l’ambasciatore – non sono arrivati a Leopoli. Speriamo che l’escalation militare non si spinga fin qui. C’è molta trepidazione perché i russi hanno accerchiato le grandi città. La vita a Leopoli prosegue in modo quasi normale, ma si sente la tensione". Quanto alla situazione militare sul terreno, non c’è dubbio che la Russia sia "superiore", ma ciò non significa che potrà prendere il controllo politico dell’Ucraina.

"Potrà arrivare con i carri armati al centro delle città ucraine – osserva Zazo – ma poi non sarà in grado di insediare un regime fantoccio filo-russo. Persino nelle città già conquistate c’è una sollevazione popolare. C’è un forte sostegno popolare per il presidente Zelensky, è in corso una lotta per la libertà" e "c’è il rischio di una guerriglia urbana, che potrebbe diventare in futuro una lotta partigiana". Infine, sui rischi che l’intervento russo in Ucraina possa portare ad un conflitto su larga scala, l’ambasciatore esprime forte preoccupazione: "Putin – ragiona – non potrà mai accettare l’umiliazione di una sconfitta militare. L’orgoglio russo si basa soprattutto sulla potenza militare".

t.s.

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