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27 mag 2022

In strada, a tavola e pure a letto: una vita col cellulare

27 mag 2022
viviana
Cronaca

Viviana

Ponchia

La preghiera laica del mattino per Hegel era la lettura del giornale. Duecento anni dopo il telefonino è la preghiera del mattino, della sera e di tutti i frammenti che ci stanno in mezzo, notte compresa. Il rapporto Italia di Eurispes 2020 al capitolo "Consumi e stili di vita tra presente e futuro" smaschera la relazione più religiosa che laica con il cellulare. Sul comodino, a tutte le età, la sacra icona è questo rettangolo imbottito di metalli e microchip. Il primo e l’ultimo pensiero della giornata vanno a lui, il cordone ombelicale con un mondo che altrimenti nel buio potrebbe sfuggire di mano. C’erano una volta vicino al letto un bicchiere d’acqua e un libro, il fazzoletto e la sveglia. La protesi appesa a un satellite osa molto di più, infatti non è raro trovarla all’alba sotto al cuscino o aggrovigliata alle lenzuola, sulla scia di amplessi che nemmeno ricordiamo di avere avuto.

Fa tutto lei: televisione, radio, iPod, segretaria, amante. C’è chi guarda Cartabianca e chi fa l’autoipnosi, chi controlla la Borsa di Tokyo alle quattro del mattino e chi si fa cullare dalla voce di Pino Insegno che legge Risvegli di Oliver Sacks. Più del 66% degli italiani ammette di non poterne fare a meno. Il cellulare lo vuole vicino sempre, caldo e vibrante alla faccia delle insidie magnetiche, guida spirituale nei momenti di insonnia che produce apposta per farsi desiderare in un loop infinito non distante dalla tossicodipendenza. Leggete bene cosa dice quella ricerca e dopo se avete il coraggio dite pure di non essere drogati. Tantissimi ammettono di consultarlo mentre guardano la tv (basterebbe questo) e con grande soddisfazione in bagno. La metà del campione lo mette vicino al piatto quando mangia da solo e una percentuale più bassa ma sempre inquietante anche quando cena in compagnia. Un terzo lo usa ai semafori, un quarto mentre guida. Per paura di perdersi qualcosa, è la diagnosi. Senza rendersi conto di perdere un po’ tutto.

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