di Leo Turrini "Di questo passo corro il rischio di disimparare a sciare persino io…". Gustavo Thoeni, classe 1951, ha vinto un oro olimpico, due titoli iridati, quattro Coppe del Mondo. Insieme a Zeno Colò e ad Alberto Tomba, che fu suo allievo, è il più grande sciatore italiano di tutti i tempi. Gestisce da decenni con la famiglia un albergo a Trafoi, sotto lo Stelvio. Ed è molto preoccupato. "L’inverno scorso...

di Leo Turrini

"Di questo passo corro il rischio di disimparare a sciare persino io…". Gustavo Thoeni, classe 1951, ha vinto un oro olimpico, due titoli iridati, quattro Coppe del Mondo. Insieme a Zeno Colò e ad Alberto Tomba, che fu suo allievo, è il più grande sciatore italiano di tutti i tempi. Gestisce da decenni con la famiglia un albergo a Trafoi, sotto lo Stelvio. Ed è molto preoccupato. "L’inverno scorso nemmeno abbiamo potuto aprire a causa della pandemia – sospira l’ex campione –. E adesso non siamo messi troppo bene".

Quando dovreste ricominciare?

"A dicembre, prima del Natale. Ma il virus è ripartito. O forse dovrei dire che non si è mai fermato".

Salterà un’altra stagione sulla neve?

"Non ci voglio nemmeno pensare! Anche se i numeri dei contagi non sono incoraggianti".

Soprattutto nel suo Alto Adige, dove si è vaccinata pochissima gente rispetto alla media nazionale.

"Questo è vero ed è un bel mistero. Anzi, brutto".

Lei è vaccinato?

"Certamente. Ho fatto le due dosi e appena mi chiameranno mi precipiterò a fare la terza".

Come mai tanti suoi conterranei non hanno seguito il suo esempio?

"Guardi, sta accadendo la stessa cosa anche in Austria e in Germania. Io mi sono chiesto se non ci sia una qualche ragione socio culturale per questo atteggiamento di rifiuto, ma confesso di non essere riuscito a trovarla".

Teme un altro inverno senza sci ai piedi, senza turisti?

"La chiusura totale sarebbe un disastro e mica parlo soltanto per me, mi riferisco a tutto il turismo invernale, che è una componente fondamentale per l’economia nazionale. Questa situazione va scongiurata a tutti i costi".

Come?

"Io non sono un virologo. Però di sicuro sulle piste o allo ski lift il rischio di contagio è praticamente inesistente. C’è il problema delle funivie e dei luoghi chiusi, quello sì".

E allora?

"Nella peggiore delle ipotesi, anche se ovviamente mi auguro non ci si debba arrivare, si potrebbe pensare al lockdown mirato, come un po’ stanno cercando di fare in Austria".

Cioè accesso alle piste soltanto per chi è vaccinato.

"Sì, piuttosto che la chiusura totale può essere una soluzione".