Giovanni Serafini Abolire l’esame scritto alla maturità? In Francia sarebbe considerata una bestemmia: la prova scritta è talmente importante al "bac" che gli allievi debbono farne alcune già negli anni precedenti, con punteggi di cui sarà tenuto conto per l’esame finale. Non basta l’orale per valutare il...

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Serafini

Abolire l’esame scritto alla maturità? In Francia sarebbe considerata una bestemmia: la prova scritta è talmente importante al "bac" che gli allievi debbono farne alcune già negli anni precedenti, con punteggi di cui sarà tenuto conto per l’esame finale. Non basta l’orale per valutare il livello culturale di uno studente, spiegano i manuali della Pubblica Istruzione: occorre lo scritto per valutare la sua capacità di elaborazione e di sintesi, il modo in cui organizza il testo, infine la reale conoscenza dell’ortografia (che non è poco considerando le difficoltà di una lingua in cui le parole non si scrivono nel modo in cui le si pronuncia).

Ricordo a questo proposito che tanti anni fa Ezio Raimondi, docente di letteratura all’Università di Bologna, impose ai suoi studenti una prova di ortografia non prevista dal programma: "Prima di controllare se conoscono Dante – spiegava – voglio vedere se sanno l’italiano". Fra i consigli dati a chi affronta il baccalauréat c’è quello di scrivere in modo leggibile, in nero o in blu, con caratteri non troppo grandi e non troppo piccoli, evitando le cancellature. "La scrittura è la pittura della voce", diceva Voltaire. "Chi non scrive bene non pensa bene. E chi non pensa bene deve sapere che altri penseranno al posto suo", aggiungeva George Orwell. L’importanza dello scritto in Francia è dimostrata dalla passione per il dettato: migliaia di concorrenti partecipano ogni anno a campionati nazionali d’ortografia. Celeberrimi i Dicos d’or organizzati per vent’anni da Bernard Pivot.