di Giovanni Serafini "È ora di finirla e di rispondere alla guerra con la guerra. Agli islamisti danno fastidio le caricature di Maometto? Benissimo, bisogna che tutti i giornali, non solo Charlie Hébdo, le pubblichino in prima pagina. E bisogna che siano mandati a processo, con l’accusa di complicità in assassinio, coloro che avevano insultato e minacciato sui social quel povero docente che è stato decapitato". Visto che con le buone non si è ottenuto niente, bisogna provare con le maniere forti, afferma la politologa francese Elisabeth Lévy, direttrice della rivista Causeur e autrice di saggi di successo ("Per finirla con il pensiero unico", "La gauche contro la realtà", "Quelli che non...

di Giovanni Serafini

"È ora di finirla e di rispondere alla guerra con la guerra. Agli islamisti danno fastidio le caricature di Maometto? Benissimo, bisogna che tutti i giornali, non solo Charlie Hébdo, le pubblichino in prima pagina. E bisogna che siano mandati a processo, con l’accusa di complicità in assassinio, coloro che avevano insultato e minacciato sui social quel povero docente che è stato decapitato". Visto che con le buone non si è ottenuto niente, bisogna provare con le maniere forti, afferma la politologa francese Elisabeth Lévy, direttrice della rivista Causeur e autrice di saggi di successo ("Per finirla con il pensiero unico", "La gauche contro la realtà", "Quelli che non pensano").

Dal 2017 a oggi 33 attentati di islamisti in Francia, con decine di morti e centinaia di feriti. Chi ha fallito?

"Hanno fallito gli ideologi del buonismo e dei distinguo, quelli che rifiutano di chiamare le cose col loro nome, quella parte dell’opinione pubblica che ad ogni aggressione ripete che bisogna stare attenti a non bisogna ferire i sentimenti dei buoni musulmani, per non lasciare spazio all’islamofobia. Hanno fallito la gauche e gli intellettuali, molti media e molti opinionisti".

Non crede che ricorrere alla forza apra un conflitto senza fine?

"È ragionando in questo modo che ci si paralizza: e proprio questo è l’obiettivo dei terroristi. No, c’è un momento in cui bisogna rispondere con una difesa collettiva. È la teoria del paracadute: il fulmine arriva ma non colpisce il povero professore isolato, si scarica a terra perché trova qualcosa che lo devia e lo neutralizza".

Che cosa intende per difesa collettiva?

"Capire che la distinzione fra l’Islam per bene e tollerante e l’Islam cattivo, salafita e tagliagola non è così netta. Il male s’infiltra, impregna di sé il bene. Dobbiamo esigere che l’Islam moderato si faccia vedere apertamente e dica in modo esplicito di accettare le regole del paese che li ha accolti. Vogliono essere francesi? Che si comportino da francesi. E invece troviamo dappertutto nelle comunità musulmane dei giovani suprematisti arabi che pensano di avere il dovere e il diritto di proclamare la loro identità come prioritaria. Beh, queste secessioni culturali sono inammissibili. Non c’è spazio in Francia per due popoli diversi".

Da parte musulmana non sono mancate le condanne per l’assassinio del professore di Conflans-Sainte-Honorine.

"Quattro gatti. E tutti gli altri? Tutti quelli che stanno zitti a guardare? E poi non basta condannare gli attentati: la popolazione musulmana di Francia deve anche dimostrare di volersi integrare e regolarsi di conseguenza. La loro identità se la tengano per loro: visto che sono qui, si adeguino all’identità nostra".

Non crede che gli ultimi attentati siano opera di sbandati, vittime del fanatismo?

"Sono gli alberi che nascondono la foresta. Ma la foresta c’è, eccome".

In pratica lei cosa propone per combattere la radicalizzazione che serpeggia nelle scuole, nelle prigioni, nelle banlieues in cui non entra neanche la polizia?

"Propongo di finirla con l’angelismo. Cominciando col sorvegliare strettamente l’immigrazione. Quanti potenziali terroristi ci sono in mezzo a queste folle in fuga? Vorrei ricordare che fra i diritti umanitari c’è anche il diritto dei francesi di essere protetti. Gli immigrati avranno tutte le sfortune del mondo, ma questo non significa accoglierli ad occhi chiusi, sapendo oltretutto fin dall’inizio che ben difficilmente accetteranno di integrarsi nella nostra società".