di Mario Consani e Nicola Palma "Il mio amico sta 24 ore su 24 con le gambe sulla scrivania e il telefono bianco... non lo beccheranno mai...". Per Francesco Marasco, arrestato il 5 marzo 2020 con quasi cinque chili di marijuana, Luca Lucci (foto), "il pilastro grande", era una sorta di intoccabile, in grado di sfuggire agli "sbirri" grazie all’utilizzo sistematico dei Bq Aquarius, telefoni criptati a prova di intercettazioni e con la memoria...

di Mario Consani

e Nicola Palma

"Il mio amico sta 24 ore su 24 con le gambe sulla scrivania e il telefono bianco... non lo beccheranno mai...". Per Francesco Marasco, arrestato il 5 marzo 2020 con quasi cinque chili di marijuana, Luca Lucci (foto), "il pilastro grande", era una sorta di intoccabile, in grado di sfuggire agli "sbirri" grazie all’utilizzo sistematico dei Bq Aquarius, telefoni criptati a prova di intercettazioni e con la memoria cancellabile da remoto. E invece il leader del tifo organizzato rossonero, finito sotto i riflettori nel dicembre 2018 per la stretta di mano con l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini alla festa per i 50 anni della Curva Sud, è stato arrestato per la seconda volta in tre anni. Ieri gli agenti della Squadra mobile di Milano, coordinati dal pm Leonardo Lesti e guidati dal dirigente Marco Calì, gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere in cui il gip Fabrizio Filice ha ricostruito acquisti e cessioni di decine di chili di hashish e marijuana. Senza dimenticare la compravendita di una partita di coca da 10 chili (parte di un maxi carico da tre quintali e mezzo imbarcato a Santos sulla nave Msc Agadir) non andata a buon fine solo perché durante la traversata uno dei borsoni si era aperto e la droga era finita nel motore. Partiti dalla sparatoria del 12 aprile 2019 in via Cadore in cui rimase gravemente ferito Enzo Anghinelli, gli accertamenti investigativi hanno pian piano evidenziato i possibili traffici illeciti di personaggi legati al mondo ultrà. E da Marasco si è arrivati a Lucci, già finito in manette nel 2018 per lo stesso tipo di reato, sorvegliato speciale e daspato per 3 anni. Secondo quanto emerso dalle conversazioni recuperate a posteriori sulla piattaforma Encrochat, il quarantenne rivestiva un ruolo di vertice, mantenendo contatti quotidiani con gli amici e presunti complici Rosario Calabria, Antonio Rosario Trimboli, Yuri Trocino e Giacomo Scicchitani e con altri fornitori di primo livello tra Brasile, Spagna e Marocco. Stando ai dialoghi agli atti, il capo della Sud è rimasto attivo anche durante il lockdown, pronto a ripartire al primo allentamento delle restrizioni anti-Covid: "Mi serve tutto, erba e fumo... se porti organizziamo", il messaggio inviato dal nickname "Belvaitalia" il 4 maggio 2020.