Roma, 28 marzo 2021 - "Ora abbiamo la capacità di produrre e fornire ai nostri concittadini europei i 360 milioni di dosi del vaccino previste alla fine del trimestre e i 420 milioni di dosi previste per la fine di luglio, necessarie per iniziare a parlare di questa immunità collettiva e raggiungerla". Il commissario europeo responsabile dei vaccini, Thierry Breton, intervistato da Le Figaro, ha confermato la sua previsione, secondo la quale i cittadini dell'Unione Europea entro il 14 luglio avranno raggiunto l'immunità collettiva per il Covid-19. Ieri, infatti, il commissario aveva fatto sapere che l'aumento della produzione industriale di vaccini anti-Covid in Ue "sta andando bene" e "non abbiamo bisogno di un altro vaccino: siamo l'unico continente ad averne quattro, che produciamo anche. Ne avremo presto un quinto (probabilmente CureVac, attualmente in rolling review all'Ema insieme a Novavax e Sputnik, ndr), credo in giugno o fine maggio".

Per quanto riguarda il vaccino russo Sputnik, invece, Breton aveva  ribadito che il problema è la produzione: "Di solito, quando viene approvato un vaccino", arrivare alla produzione "prende 18-20 mesi". Ora le cose si fanno più rapidamente, ma "una volta approvato, trovare uno stabilimento" e produrre il siero in quantità apprezzabili prenderebbe "probabilmente altri 10-12 mesi. - ha spiegato il commissario - In altre parole, non sarebbe per il 2021, ma per il 2022. E la nostra battaglia è ora".

Il capo del task force Ue ha poi mostrato il primo "passaporto sanitario" europeo, aggiungendo che sarà disponibile in tutta l'Unione europea "tra due-tre mesi". Intervenendo ad una trasmissione sulla radio francese Rtl, Breton ha fatto vedere un prototipo del documento, che sarà disponibile sia in versione cartacea che per smartphone. Sul documento, un codice QR e il tipo di vaccino effettuato. Per chi non ha ancora o non ha voluto effettuare il vaccino contro il Coronavirus ci sarà il risultato dell'ultimo tampone effettuato. 

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Sputnik, pressing della Campania

Nel nostro Paese, mentre il ministro della Salute, Roberto Speranza, punta sul vaccino Reithera - "siamo fiduciosi che a partire dall'autunno possa essere a disposizione" -, dalla Campania il pressing è proprio sul vaccino russo. "Mi auguro che il Governo, anziché raccontare numeri a vanvera, si impegni affinché l'Alfa verifichi i vaccini Sputnik in tempi rapidi, non nell'arco di mesi", ha chiesto il presidente della Campana, Vincenzo De Luca. "Non siamo nell'ordinaria amministrazione, ma in guerra - ha aggiunto il governatore - e poiché sono vaccini già somministrati a milioni di cittadini, si può tranquillamente testarne l'efficacia in un mese, non in 6. E' quello che chiediamo a Governo e Aifa".

A frenare è il presidente della conferenza delle Regioni e dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini: "Sputnik? Nessuna Regione lo può acquistare se non è approvato da Ema e Aifa. Nessuno può acquistarlo pur volendo, se poi cambiano le regole è un'altra cosa, siamo una Nazione, non 21 piccole patrie".

Sileri: "A metà aprile 500mila dosi al giorno"

Intanto, il Lazio domani taglia il traguardo del milione di somministrazioni. "Domani il Lazio raggiungerà 1 milione di dosi di vaccino somministrate - ha spiegato l'assessore alla Sanità, Alessio D'Amato, - e come quantità assoluta in rapporto alla popolazione è la prima Regione italiana". "Dalla prossima settimana - ha fatto sapere l'assessore - andremo a 30mila somministrazioni al giorno, in attesa di raggiungere l'obiettivo dei 60 mila al giorno, forniture permettendo. Disponibili a estendere l'orario in notturna per aumentare le somministrazioni, ma al momento non vi è la necessaria disponibilità delle forniture dei vaccini che speriamo possa arrivare quanto prima". 

Ma a metà aprile, assicura Pierpaolo Sileri, in tutt'Italia si arriverà a 500mila dosi al giorno: "L'Italia sta facendo il salto di qualità che era atteso grazie allo sforzo degli uomini e delle donne - ha detto il viceministro alla Salute -. Ci saranno centri vaccinali mobili di media grandezza e arriveremo a 500.000 dosi. Nessuno deve rimanere stupefatto: sarà così a metà aprile". Poi, sulle 29 milioni di dosi AstraZeneca ritrovate in un magazzino di Anagni, "imboscarle era impossibile - ha commentato Sileri -. E' chiaro che serve trasparenza sulla provenienza e sulla destinazione finale. In quello stabilimento il vaccino viene messo all'interno delle fiale ed è una procedura di impacchettamento. Una parte di esse erano destinata ai paesi con un reddito medio basso e rientra in un programma Onu e le altre dovevano essere distribuite in Europa. Non vedo il giallo o il losco. Adesso queste dosi sono ancora lì e verranno ridistribuite, non rimarranno ferme. Il principio è che ovunque c'è il virus serve il vaccino. Quello che deve cambiare è la procedura all'interno dell'Europa per trattenere delle fiale in più. Abbiamo AstraZeneca che ha consegnato un numero di dosi largamente inferiore al previsto, un numero esiguo su quello previsto: 18 milioni su 120".