Francesco Vaia, 66 anni, direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma
Francesco Vaia, 66 anni, direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma
di Alessandro Belardetti L’Italia punta forte e decisa sulla campagna di massa di immunizzazione dal Covid-19 dei ragazzini over 12: la comunità scientifica non ha dubbi sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini approvati. I dati finora raccolti sul Covid in età pediatrica raccontano di una patologia non grave nei confronti degli under 20, ma i pediatri spiegano che è necessario "vaccinare tutta la popolazione per ridurre la diffusione delle infezioni ed evitare che insorgano varianti capaci di creare gravi complicazioni anche ai giovanissimi. Professor Vaia, i massimi esperti nazionali assicurano che non ci sono rischi di...

di Alessandro Belardetti

L’Italia punta forte e decisa sulla campagna di massa di immunizzazione dal Covid-19 dei ragazzini over 12: la comunità scientifica non ha dubbi sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini approvati. I dati finora raccolti sul Covid in età pediatrica raccontano di una patologia non grave nei confronti degli under 20, ma i pediatri spiegano che è necessario "vaccinare tutta la popolazione per ridurre la diffusione delle infezioni ed evitare che insorgano varianti capaci di creare gravi complicazioni anche ai giovanissimi.

Professor Vaia, i massimi esperti nazionali assicurano che non ci sono rischi di eventi avversi negli anni futuri per i nostri figli che si vaccinano oggi. I genitori possono dormire sonni tranquilli?

"Assolutamente sì – risponde il direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, che ha dato al via alla campagna nazionale il 27 dicembre scorso con il Vaccine Day –. Nel Medioevo si poteva credere nascessero bimbi con la testa d’elefante. L’unico dato certo è che sotto ai 12 anni non abbiamo studi che garantiscano la vaccinazione".

L’Italia è l’unico Paese europeo ad avere varato l’obbligo di Green pass per accedere alle attività economiche e ai grandi eventi anche per i 12enni. Crede sia una misura necessaria o si poteva limitare ai maggiorenni?

"Se seguissimo la gravità della malattia diremmo di mettere l’obbligo del Green pass dai 18 anni. Ma, dal momento che anche i 12enni potrebbero contagiare, è giusta la scelta del governo".

Perché allora non obbligare anche gli under 12 a esibire un tampone negativo o l’attestato di guarigione?

"Perché sarebbe una misura non suffragata da elementi né scientifici né empirici. I dati sul contagio under 12, e a maggior ragione la malattia, sono assolutamente irrilevanti".

I dati sui vaccini ai bambini e ai ragazzini non sono ancora corposi e tali da rappresentare una letteratura completamente rassicurante. Come mettere a tacere chi accusa questi antidoti di essere "sperimentali"?

"Io credo nelle pubblicazioni scientifiche autorevoli, ma oggi abbiamo anche gli studi osservazionali di popolazione. Gli effetti dei vaccini sono sotto gli occhi di tutti: la mortalità è scesa in modo eclatante perché le fasce deboli sono protette. E il contagio è limitato a chi non è immunizzato o a chi ha una sola dose".

La malattia che colpisce i giovani non è quasi mai grave e nella stragrande maggioranza asintomatica. Perché allora dobbiamo vaccinare anche i ragazzini?

"Il rischio di miocardite è rarissimo e al 95% sono eventi blandi, per cui la profilassi è sicura. Vacciniamo i giovani per mandarli in vacanza e riaprire le scuole in sicurezza. La malattia per loro è lieve, dobbiamo dirlo, e statisticamente irrilevante. Ora, però, bisogna ridurre la circolazione del virus. I ragazzi non sono untori, ma possono far circolare il Covid, anche se asintomatici".

Verso i giovani che non si vaccinano pesano di più le famiglie No Vax oppure la campagna di comunicazione fallimentare, soprattutto nel caso AstraZeneca?

"Il modo di comunicare ha creato dubbi ed esitazioni. I No Vax sono una minoranza rumorosa, noi stiamo ancora pagando la campagna su AstraZeneca".