di Giulia Prosperetti È un’Europa divisa quella che ieri si è trovata a fare il punto sull’emergenza Covid nel nono vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue sulla pandemia. A preoccupare i ventisette leader è lo spettro della diffusione delle varianti del Sars-CoV-2 che rischia di far saltare i piani di ripresa al punto da far ipotizzare decisioni drastiche come la chiusura delle frontiere. Una soluzione caldeggiata, in primis, da Germania e Francia. Alla fine però si decide che le frontiere...

di Giulia Prosperetti

È un’Europa divisa quella che ieri si è trovata a fare il punto sull’emergenza Covid nel nono vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue sulla pandemia. A preoccupare i ventisette leader è lo spettro della diffusione delle varianti del Sars-CoV-2 che rischia di far saltare i piani di ripresa al punto da far ipotizzare decisioni drastiche come la chiusura delle frontiere. Una soluzione caldeggiata, in primis, da Germania e Francia. Alla fine però si decide che le frontiere resteranno aperte, sebbene sarà prevista una stretta "coordinata" sui viaggi, con tanto di una nuova zona rosso scuro per indicare le aree ad alto rischio dove sono previste misure specifiche per chi arriva. A chi parte da queste zone possono essere chiesti test prima di partire e la quarantena dopo l’arrivo. Tutti i viaggi non essenziali devono essere altamente scoraggiati", ha spiegato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, specificando che l’Ue deve essere vista come "una zona epidemiologica unica", su cui intervenire in modo mirato.

C’è poi il fronte dei Paesi a vocazione turistica, come Grecia, Spagna e Malta, che spingono per l’introduzione di un ‘passaporto sanitario’ che consenta ai vaccinati di viaggiare. Per la von der Leyen è necessario un miglior coordinamento tra i Paesi su viaggi nell’Ue per evitare una sorta di effetto ping pong tra Stati confinanti. Contrarietà esplicita invece è stata espressa dalla numero uno della Ue sulla chiusura delle frontiere.

Pur assicurando un "approccio cooperativo" da parte della Germania, la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva invece affermato di non escludere l’ipotesi di chiudere i confini in caso di approcci completamente diversi al problema della mutazione britannica del virus da parte degli altri Paesi Ue. Una posizione condivisa dal presidente francese Emmanuel Macron, alle prese con nuovi violenti focolai ed il sospetto di una mutazione sconosciuta del virus, ma anche dall’austriaco Sebastian Kurz, e dall’olandese Mark Rutte.

Sembra invece accantonata per il momento l’idea del passaporto sanitario. I capi di stato e di governo dell’Ue sono orientati a non accettare, almeno in questa fase, che i certificati attestanti l’avvenuta vaccinazione contro il Covid-19 siano usati come documenti di viaggio e ne sostengono l’utilizzo solo come documenti medici. Prima che tale documento digitale possa essere utilizzato come lasciapassare ci sono ancora diversi nodi da sciogliere. Tra gli altri il tema del riconoscimento reciproco dei certificati fra gli Stati membri.