Gianni Rezza e l'indice Rt delle regioni
Gianni Rezza e l'indice Rt delle regioni
Tutto bene? Fino a un certo punto. Le cifre squadernate sabato dal premier a Porto sono incoraggianti: "Dal 26 aprile il numero dei ricoveri in terapia intensiva è calato di oltre il 20%, il tasso di positività è sceso al 3,2 e le vittime, pur tante ancora, sono in diminuzione". Confermato ieri dal dato dei decessi, il più basso dal 25 ottobre: 139. Ma un segnale in rosso c’è, e capita che sia proprio quello considerato finora la stella polare per decidere aperture, chiusure e restrizioni varie: l’indice di contagio Rt. Cosa significhi oramai lo hanno capito più o meno tutti. È quell’indicatore che spiega quante persone contagia un individuo che ha contratto il Coronavirus. Altrettanto noto è il fatto che quando la barretta supera l’1 significa che il contagio è davvero rischioso. Quell’1, con le riaperture, non è ancora stato raggiunto però è in...

Tutto bene? Fino a un certo punto. Le cifre squadernate sabato dal premier a Porto sono incoraggianti: "Dal 26 aprile il numero dei ricoveri in terapia intensiva è calato di oltre il 20%, il tasso di positività è sceso al 3,2 e le vittime, pur tante ancora, sono in diminuzione". Confermato ieri dal dato dei decessi, il più basso dal 25 ottobre: 139. Ma un segnale in rosso c’è, e capita che sia proprio quello considerato finora la stella polare per decidere aperture, chiusure e restrizioni varie: l’indice di contagio Rt. Cosa significhi oramai lo hanno capito più o meno tutti. È quell’indicatore che spiega quante persone contagia un individuo che ha contratto il Coronavirus. Altrettanto noto è il fatto che quando la barretta supera l’1 significa che il contagio è davvero rischioso. Quell’1, con le riaperture, non è ancora stato raggiunto però è in salita, siamo allo 0.89 e le previsioni non sono rosee.

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Con i dati del 14 maggio, quando si misureranno a registro pieno le conseguenze delle ripartenze del 26, si potrebbe lambire e, forse addirittura superare, il fatidico 1. Solo che tornare a parlare di chiusure non si può. Non reggerebbero le regioni, infatti i governatori premono per superare quell’indice. Soprattutto, non lo reggerebbe il Paese.

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Quindi non resta che mettere mano ai parametri. Si può fare, avverte il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa (Noi con l’Italia). "Prima che arrivasse il vaccino, il numero dei contagi doveva essere monitorato per evitare che il virus raggiungesse le persone più fragili; era giusto considerarlo il valore assoluto sul quale regolare le chiusure. Avendo messo in sicurezza le categorie a rischio, lo scenario è diverso, non può più girare tutto attorno a quell’unico criterio". Il vice di Speranza non usa giri di parole: "Sarebbe un errore non riequilibrarne il peso con l’utilizzo di altri parametri".

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Diverse le ipotesi in campo: "Si può aggiustare il tiro non solo dando più importanza all’incidenza dei contagi per numero di abitanti e meno all’Rt, ma si può anche calcolare l’Rt non sul numero delle persone che hanno i sintomi, bensì sul numero dei ricoveri in ospedale o in terapia intensiva e magari considerare tutti e tre questi criteri per stabilire quale regione passa di colore", dice ancora. Il bastione è stato sempre finora il ministero della Salute. Questa volta appare più possibilista. Insomma, di qui alla prossima settimana quel parametro dovrebbe essere aggiornato con l’inserimento degli altri indicatori. Il più importante dei quali, per Draghi come per Costa, è l’indice di vaccinazione. "Se crediamo nel piano di immunizzazione che porta avanti il commissario Figliuolo, si potrebbero vincolare certe riaperture al numero di dosi inoculate", spiega il sottosegretario alla Salute. A fronte cioè di una percentuale ampia di persone fragili immunizzate (over 80 e 70, ospiti delle Rsa, le fasce più vulnerabili) ci si può prendere "un rischio ragionato" anche con un Rt relativamente alto. "Ci può stare che ci sia qualche contagio in più, ma questo succede in una popolazione che rischia meno di essere ospedalizzata", chiosa Costa.

Una decisione ufficiale non è stata presa: oggi ne potrebbero parlare all’Istituto superiore di sanità, dove è in programma una riunione. Se ne discuterà certo nella cabina di regia del 14 maggio, quando si farà il punto della situazione sulle nuove riaperture. Se non fosse così, rischiano di forare la fatidica soglia 1 dell’Rt in questa settimana Veneto (0,92 nel report del 7 maggio), Liguria (0,9), Lombardia (0,89) ed Emilia-Romagna (0,88). Il punto critico è che non si può affrontare l’estate con l’incognita delle chiusure di settimana in settimana come sottolinea il presidente della conferenza delle Regioni, Fedriga: "Con le regole attuali una regione che da 4 passa a 8 contagi rischia di arrivare a Rt uguale a 2 con i turisti in casa". Non che l’eventualità sia esclusa, ma devono essere casi estremi. L’estate va salvata. Ecco perché per l’indice Rt che guida e indirizza la nostra vita da oltre un anno è arrivato il de profundis.