Lunedì 22 Luglio 2024
NINA FABRIZIO
Cronaca

Il vescovo ribelle. Viganò scomunicato dopo l’accusa di scisma. Lui replica: celebro messa

La decisione in tempi record dell’ex Sant’Uffizio sull’oppositore di Francesco. L’ex nunzio non demorde: "Offerte per la formazione tradizionale dei seminaristi". I dissidi con il Papa relativi anche alla proprietà di un appartamento in Vaticano.

Il vescovo ribelle. Viganò scomunicato dopo l’accusa di scisma. Lui replica: celebro messa

Il vescovo ribelle. Viganò scomunicato dopo l’accusa di scisma. Lui replica: celebro messa

I dissapori iniziarono a Washington. Francesco in visita negli Stati Uniti, prima volta da Papa ma anche da privato cittadino. Viganò invece nunzio già da qualche anno nella capitale a stelle e strisce, subito vicinissimo a Donald Trump e al suo ideologo Steve Bannon. Siamo nel 2015: Francesco di fronte all’America intera incontra simbolicamente una coppia gay.

Viganò, grande organizzatore del viaggio, la prende malissimo e si adopera in fretta e furia per “riequilibrare” la situazione catapultando in una saletta della nunziatura, Kim Davis, la prima cittadina americana condannata e imprigionata per essersi rifiutata, come pubblico ufficiale, di firmare un matrimonio gay. Bergoglio non potè far altro che stringerle la mano e confortarla, abbracciando anche il marito. Uno scherzetto che non piacque a Francesco. Da lì fu un crescendo. Viganò due anni dopo con un memoriale al veleno accusò Francesco addirittura di aver coperto i gravissimi abusi sui seminaristi del controverso cardinale Theodore McCarrick, e ne chiese le dimissioni. Naturalmente, a vuoto.

Raggiunti i 75 anni e la pensione, rimasto senza incarichi e senza aver ottenuto nemmeno la gratifica della berretta cardinalizia, Viganò rompe ogni ulteriore indugio e non si ferma più, ergendosi a grande oppositore del Papa regnante. Ha accusato Bergoglio più o meno di tutto: usurpatore illegittimo, blasfemo, servo di Satana per la concessione della benedizione ai gay, capo di un presunto fronte global-mondialista, comunista, pedina del Grande Reset. Accuse miscelate a posizioni sempre più estreme, di stampo no vax, complottistico ed omofobo. Troppo.

Ciò che però più di tutto ha costretto il Papa a prendere in mano la situazione, è stata la costituzione recente da parte di Viganò di un seminario vicino Viterbo, con ben 6 seminaristi pronti a divenire preti dalle sue stesse mani. "Carlo Maria Viganò è scomunicato latae sententiae", cioè in automatico, recitava ieri una nota vaticana. La decisione è stata presa dall’ex Sant’Uffizio in tempi rapidissimi. Il 20 giugno la notifica dell’accusa di scisma. Due giorni fa, il voto dell’intero Congresso: Viganò è fuori dalla comunione con la Chiesa cattolica. L’accusa più forte, dalla quale nemmeno si è voluto difendere, è quella di non riconoscere l’autorità del "Sommo Pontefice" e la "legittimità e l’autorità magisteriale" del Concilio Vaticano II. Lui tira dritto.

Ieri sul suo profilo su X, ormai una tribuna per i suoi innumerevoli j’accuse, ha comunicato imperturbabile che avrebbe celebrato messa come sempre e ha chiesto fondi per la "formazione tradizionale" dei suoi discepoli. Apparentemente, infatti, Viganò si pone come il vero custode della tradizione, contro un Papa e una Chiesa, che, a suo dire, sono i veri scismatici, anzi eretici cui non ha risparmiato il suo personale anatema.

Gli spifferi d’Oltretevere riportano però tutto a un piano ben più terreno. Forti dissidi col Papa sarebbero sorti attorno all’appartamento di Viganò nella zona di Santa Marta vecchia, appartamento che non volle lasciare da nunzio e che ha sempre rivendicato come suo. Peccato che il Vaticano abbia un solo proprietario, il Papa. E forse nemmeno più quello, visto che gli immobili della Santa Sede ora sono in affitto persino con Tecnocasa.