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23 lug 2022
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Cronaca
23 lug 2022

Il vecchio leone Dc "Da De Mita a Silvio, quelle lunghe notti a trattare per i posti"

Clemente Mastella: "Berlusconi? Era un generoso. Una volta chiamò a mezzanotte: ‘Ragazzi cattivi, vi accontento’. Col centrosinistra era più dura, ogni volta spuntava un cavillo"

23 lug 2022
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Cronaca

di Nino Femiani

Sarà una pazza estate, si riapre il teatrino delle candidature. Un rituale che appartiene all’antropologia politica di ogni elezione e Clemente Mastella, oggi sindaco a Benevento, è uno di pochissimi che la memoria di quello che è successo, durante notti interminabili, segnati da rotture clamorose e voltafaccia, tradimenti e inganni, agguati e coltellate, vittorie e sconfitte.

Qual era il sentimento che prevaleva a quei tavoli?

"L’infedeltà. Si diceva una cosa, se ne faceva un’altra".

Quando trattavate i posti nella Dc, il gioco era tutto interno e c’era il proporzionale.

"Erano i capicorrente a decidere, facevano la lista con i collegi sicuri, un lavoro scientifico, si sedevano intorno a un tavolo tondo e trattavano fino alla conclusione. Non c’erano grandi sorprese, ognuno garantiva i suoi. Solo una volta De Mita sparigliò e, con la sua corrente, la Sinistra di base, fece uno sgambetto ai dorotei del Nord".

Avrà visto cose incredibili a quei tavoli, cose che noi umani…

"Quando facemmo la Margherita, a dieci minuti dalla chiusura delle liste, mi alzai dal tavolo e me ne andai: io ho già fatto il deputato, mi fermo per una legislatura, gridai. Arturo Parisi mi rincorse per via Sant’Andrea delle Fratte: che cosa vuoi?, mi chiese. E ottenni due deputati a pochi minuti dal gong".

Quando con Casini andava a trattare per il Ccd e dall’altra parte trovava Berlusconi e Fini, come la metteva?

"Intanto trattavo solo io, Casini era troppo felpato. Una volta rompemmo e andammo via dalla casa di Berlusconi. “Vedrai che ci chiamano“, rassicuravo Pier Ferdinando che era in ansia. Restammo un’ora a Piazza Navona, aspettando che qualcuno ci chiamasse per conto del Cavaliere: “Mi sa che abbiamo forzato troppo la mano“, diceva Casini. Eravamo pronti a tornare a Canossa, e quando stavamo già sotto al palazzo, ci telefonarono: “Vi diamo quello che avete chiesto, ma siete ragazzi cattivi“, disse Berlusconi. Io e Pier ci abbracciammo. Devo dire che trattare le candidature con il Cavaliere era una pacchia perché lui era un generoso. Invece con il centrosinistra le cose erano sempre difficili perché erano temprati, abituati a cavillare su tutto. Non cedevano di un millimetro. Non sempre era così, ad esempio con Fassino ai tempi dell’Udeur le cose andarono sempre lisce".

Si ritorna a parlare di Centro, come avviene in ogni elezione. Un Centro affollatissimo, con Calenda che si è già smarcato?

"Calenda pensa di fare la lista con il Pd, e allora la facesse. La verità è che vuole fare il successore di Letta, dirà che lui ha recuperato voti e Letta li ha persi e si candiderà come nuovo leader. In realtà l’unica scelta sensata per non far vincere il centrodestra è mettersi tutti insieme, da Di Maio a Renzi alla Carfagna che reputo una persona di talento".

Convivenza difficile.

"Se la Dc riusciva a mettere insieme Donat Cattin e Scalfaro, possono convivere anche Carfagna, Di Maio e Renzi".

Si aspetta una chiamata dal centrodestra o dal centrosinistra?

"Il centrodestra non mi chiama. Al centrosinistra vorrei dire una cosa. Ho sentito in queste ore molti miei colleghi sindaci con i quali ho firmato una mozione d’affetto per Draghi. Sono rimasti sconcertati nel vedere questo centrosinistra dove la cultura dell’inclusione rasenta il razzismo politico. Questo porterà al funerale del centrosinistra al quale non spargerò una lacrima".

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