di Giovanni Rossi ReiThera – si chiama – e per ora basta la parola. Dal tecnopolo dei Castelli romani, in alleanza con lo Spallanzani di Roma, cala sulla pandemia la firma del vaccino tutto italiano. Annuncio colmo d’orgoglio. Fase uno ultimata, fase due in validazione, fase tre entro l’estate. Poi il siero GRAd-COv2 (preparato modificando geneticamente l’adenovirus di un gorilla) finirà sotto la lente dell’Ema per entrare in produzione. "Puntiamo a sviluppare 100 milioni di dosi all’anno", proclama (ambiziosa) l’amministratrice Antonella Folgori, già fondatrice di Okairos, società biotech...

di Giovanni Rossi

ReiThera – si chiama – e per ora basta la parola. Dal tecnopolo dei Castelli romani, in alleanza con lo Spallanzani di Roma, cala sulla pandemia la firma del vaccino tutto italiano. Annuncio colmo d’orgoglio. Fase uno ultimata, fase due in validazione, fase tre entro l’estate. Poi il siero GRAd-COv2 (preparato modificando geneticamente l’adenovirus di un gorilla) finirà sotto la lente dell’Ema per entrare in produzione.

"Puntiamo a sviluppare 100 milioni di dosi all’anno", proclama (ambiziosa) l’amministratrice Antonella Folgori, già fondatrice di Okairos, società biotech partner di Irbm nella joint-venture Advent, protagonista dello sviluppo del vaccino anglo-svedese Oxford-AstraZeneca (in distribuzione da 48 ore in tutto il Regno Unito). Chiaro, no? Alla periferia sud di Roma, solcata ogni mattina da pendolari, fornai dei Colli e porchettari, il flusso vincente oggi è nel biotech: laboratori, provette, impegno spasmodico (senza selfie) e un pizzico di genio industriale.

Il vaccino ReiThera-Spallanzani promette vittoria: "Si conserva a una temperatura tra 2 e 8 gradi, risulta efficace anche con dose singola, con sviluppo degli anticorpi nel 92,5% dei casi. Anche se il dosaggio finale sarà deciso solo a fine sperimentazione", anticipa il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito. Fase uno conclusa senza intoppi. Meglio di Pfizer-BioNTech e Moderna quanto "a effetti indesiderati". "Abbiamo iniziato la sperimentazione del vaccino il 24 agosto e, a 21 giorni, non è stato osservato alcun evento avverso", assicura Ippolito ripercorrendo il lavoro in apnea di questi mesi: sono stati arruolati 100 volontari e "45 sono stati vaccinati con dosi diverse". L’esito è che il "picco di produzione di anticorpi a 4 settimane resta costante". Ciò significa che "la capacità di prevenire la malattia, almeno quella grave, è sostanzialmente sovrapponibile a Pfizer-BioNTech e Moderna", ma senza bisogno di frigoriferi a a -70° per la conservazione.

"Ringrazio chi mi ha offerto di presidiare il comitato di monitoraggio e di avere quindi in diretta la progressiva accumulazione dei dati che largamente giustifica l’ulteriore sviluppo", timbra il progetto il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità.

ReiThera, 100 dipendenti tutti italiani, è controllata al 100% dalla società svizzera Keires AG fondata dal professor Riccardo Cortese. Tra i soci anche i due figli di Cortese e due manager. "Siamo una società italiana che lavora e paga le tasse in Italia", assicura l’ad Folgori, e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, quasi vengono i luccicconi: "Sono orgoglioso di aver sostenuto quella che era solo una scommessa". Sulla quale ora dovrebbero piovere altri finanziamenti di Stato. Li ufficializza il Commissario all’emergenza Domenico Arcuri: "Il Governo, tramite una società pubblica, entrerà in ReiThera anche con una operazione di equity". Obiettivo: "Una qualche forma di indipendenza dell’Italia nella dotazione vaccinale".