Sette teatri nazionali non possono assolvere da soli il compito di distribuire la cultura in tutto il Paese. Eppure l’Italia è tutta una meravigliosa periferia con i suoi teatri. Ecco allora che bisogna ripartire dai territori, dalle città d’arte e dai borghi che vengono sempre descritti come teatro di qualcosa. Il teatro che diventa il luogo...

Sette teatri nazionali non possono assolvere da soli il compito di distribuire la cultura in tutto il Paese. Eppure l’Italia è tutta una meravigliosa periferia con i suoi teatri. Ecco allora che bisogna ripartire dai territori, dalle città d’arte e dai borghi che vengono sempre descritti come teatro di qualcosa. Il teatro che diventa il luogo dove la comunità si rispecchia". Stefano Scherini (foto) è tra i fondatori di Unita, associazione che rappresenta 1.500 attori abbandonati e dimenticati durante la pandemia. Perché "diciamocelo chiaramente: il teatro in streaming andrebbe chiamato televisione. Anzi, pessima televisione", chiarisce Gianmarco Longoni, fondatore di Show Bees e direttore del teatro Arcimboldi di Milano. E "attenzione a pensare che tutto debba tornare come prima". Perché "i problemi già c’erano, il Covid ha soltanto accelerato la loro esplosione", aggiunge Scherini. Partendo anche dal fatto che "pur contento della possibilità di riaprire al 100%, il pubblico è cauto" constata Marco Giorgetti, d.g. del Teatro della Toscana, che al Parlamento richiede "una legge quadro".

Senza mai dimenticare che "noi italiani siamo delle macchine da guerra sulla cultura teatrale – sottolinea Federico Bellone, regista e produttore soprattutto di teatro musicale –. Dobbiamo ripartire uniti, cominciando anche dalla scuola e pensando a una tax credit per il teatro come già c’è per il cinema". E tornando anche al modello del teatro stabile. Un teatro del popolo come sarà il nuovo Lirico di Milano. Intestato a Giorgio Gaber, riaprirà per Natale dopo un restauro di 16 milioni di euro ed è destinato, nelle intenzioni del direttore Matteo Forte, a essere "un teatro poliedrico per il più ampio pubblico possibile".

Marco Galvani