Venerdì 19 Luglio 2024
VIVIANA PONCHIA
Cronaca

Il tappo ora non si stacca più. Scatta l’obbligo in Europa, tra ecologia, polemiche e ironia

La norma in vigore da ieri punta a limitare il dilagare di microplastiche negli oceani. Festeggiano le balene, che ne mangiavano 10 milioni di pezzi al giorno. Ma è la fine di un’epoca.

Il tappo ora non si stacca più. Scatta l’obbligo in Europa, tra ecologia, polemiche e ironia

Il tappo ora non si stacca più. Scatta l’obbligo in Europa, tra ecologia, polemiche e ironia

Quelli che non hanno imparato il trucco di ruotarlo a 180 gradi e se lo infilano nel naso. Quelli che si sbrodolano. Quelli che quando svitano strappano come se fosse la spoletta di una granata. Quelli che prima erano ecologisti, ma adesso per rabbia buttano tutta la bottiglia. E dall’altra parte quelli che festeggiano, per la salute del pianeta e la dieta delle balene rivista da una scelta di civiltà.

Indietro non si torna. Da ieri è in vigore la norma che impone i tappi tenaci, inseparabili dal loro contenitore, plastica legata ad altra plastica da un frenulo, invito a riflettere e a usare la fantasia. Ce la possiamo fare. Ce l’abbiamo fatta trent’anni fa quando le linguette delle lattine all’improvviso hanno cominciato a piegarsi all’interno, nessuno ricorda più che prima si staccavano e a volte sigillavano fidanzamenti lampo messe al dito come anelli. Da Bruxelles non arrivano indicazioni su come consolare coloro che negli ultimi anni avevano raccolto l’invito alla raccolta a scopo benefico. I tappi di plastica si portavano a scuola, in parrocchia, in palestra, al supermercato. Sembravano preziosi e nel terzo mondo lo sono ancora, tanto da essere diventati uno dei mezzi di sostentamento di alcune famiglie. Da noi era passione da collezionisti (40 mila tappi racimolati in un anno rendevano dai 10 ai 20 euro), finché la questione è stata superata. La direttiva Sup del 2019 con la quale Bruxelles ha già vietato la vendita di prodotti in plastica monouso, dai piatti alle posate ai cotton fioc, impone l’utilizzo dei "tetheres cap" su tutte le bottiglie in Pet fino a 3 litri di capacità. La nuova morale europea nasce da ottime intenzioni: evitare la dispersione nell’ambiente e invogliare i consumatori al riciclo indissolubile. Poi come tutte le novità trova frange di restaurazione e alimenta spunti creativi. Indimenticabile resta il tormentone di Matteo Salvini in campagna elettorale, l’immagine dell’uomo impedito in un bisogno primario come togliersi la sete bollata come "eco follia". Altrettanto memorabile la replica in video di Carlo Calenda: "Istruzioni per aprire una bottiglietta, bere e richiuderla. Salvini, ce la puoi fare".

I consigli si sprecano anche al di fuori della politica: vanno ruotati verso il basso in modo che si incastrino al collo (della bottiglia, chiaro). Bisogna scegliere bene la marca: qualcuna ce l’ha comodo e obbediente, altre richiedono doti da addomesticatore. Ai piagnoni e ai disfattisti viene consigliata una postura più nobile e matura: fra tutti i rifiuti, ricorda Legambiente, la plastica con il polistirolo rappresenta l’81% del materiale raccolto sulle spiagge. Si punta a quel 90% di bottiglie di plastica monouso riciclate entro il 2029, con un obiettivo intermedio del 77% l’anno prossimo. Può bastare ricordare che in oltre 30 anni sono stati pescati più di 20 milioni di coperchietti durante le attività di pulizia delle spiagge. La nuova normativa europea è ambiziosa e dai tappi arriva al divieto di imballaggi di frutta e verdura fresca passando dai prodotti per la toilette in hotel e fast food. Ringraziano per prime le balene: quelle che nuotano al largo della costa californiana possono mandare giù fino a 10 milioni di pezzi di microplastiche al giorno. Qui sulla terraferma, come sempre, l’imbranato si adegua e la polemica si spegne.