Giorgio Caccamo Ci sono parole ed espressioni inglesi che forse a volte sarebbe meglio non tradurre. Una di queste è spoils system. Letteralmente: ’sistema del bottino’. In effetti suona male... Durante un seminario organizzato dal sindacato dei lavoratori pubblici della Cgil, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, l’ha esplicitamente bocciato. E non tanto per il significato letterale: "L’elemento...

Giorgio

Caccamo

Ci sono parole ed espressioni inglesi che forse a volte sarebbe meglio non tradurre. Una di queste è spoils system. Letteralmente: ’sistema del bottino’. In effetti suona male... Durante un seminario organizzato dal sindacato dei lavoratori pubblici della Cgil, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, l’ha esplicitamente bocciato. E non tanto per il significato letterale: "L’elemento dello spoils system – ha spiegato – non garantisce né ai colleghi né ai contribuenti un elemento di continuità". Ma che cos’è? E che c’entra il bottino?

Come spiegò nel 1832 un senatore statunitense, William Marcy, "il bottino spetta ai vincitori". Il vincitore, allora, era il presidente Andrew Jackson, e Marcy ne difendeva il diritto di distribuire cariche e funzioni pubbliche ai propri affiliati e simpatizzanti. Il senso è (era?) che la mobilità e la rotazione dei ruoli assicurino una pubblica amministrazione sana ed efficiente.

Chi non la pensa così, invece, caldeggia il merit system, in cui conta la valutazione oggettiva del merito, ad esempio tramite concorso. Sostiene Ruffini: "Dal 2015 a oggi i governi di turno hanno dato il via alla procedura di nomina del direttore dell’Agenzia delle Entrate sei volte. In questo modo è difficile consolidare un’organizzazione così importante e complessa che richiede una maggiore continuità dell’azione". Perché "il Fisco andrebbe percepito da tutti come la più importante infrastruttura pubblica, da cui dipendono tutte le altre". In pratica avrebbe bisogno di più autonomia, come per esempio accade per i direttori generali delle Asl, che secondo la Consulta è illegittimo scegliere per ’fedeltà’ alla politica – o al politico. Se il sistema non ha funzionato, però, è anche per le storture di una politica instabile: dal 2015 a oggi sono cambiati appunto sei governi e ciascuno (anche quando le maggioranze erano le stesse) ha ritenuto di dover scegliersi i propri dirigenti pubblici. Se in Italia il bottino se lo sono spartiti clientele e nepotismi, la colpa non è del sistema ma di chi lo manipola. È come per la burocrazia: la colpa, in realtà, è di certi burocrati...