Chiara Ugolini
Chiara Ugolini
La fuga nel buio del presunto assassino è finita a mezzanotte sull’Autosole. All’altezza di Impruneta, alle porte di Firenze, quando andava a tutto gas in un tentativo di scappare che non poteva avere speranza. A 250 chilometri di distanza da casa dopo che per oltre tre ore gli rimbombavano in testa le sue parole: "Sapevo dove trovarla". Emanuele Impellizzeri, 38 anni correva sulla sua moto, in tasca 200 euro presi al volo. Tentava di scacciare dalla mente l’immagine senza respiro di Chiara Ugolini, 27 anni, uccisa domenica a Calmasino di Bardolino (Verona), nella casa che la ragazza – commessa a Padova nel negozio di abbigliamento del padre del fidanzato, e allenatrice di volley dei bambini a Palazzolo – condivideva col compagno. È stato proprio il fidanzato a scoprire il corpo. Rientrata a...

La fuga nel buio del presunto assassino è finita a mezzanotte sull’Autosole. All’altezza di Impruneta, alle porte di Firenze, quando andava a tutto gas in un tentativo di scappare che non poteva avere speranza. A 250 chilometri di distanza da casa dopo che per oltre tre ore gli rimbombavano in testa le sue parole: "Sapevo dove trovarla". Emanuele Impellizzeri, 38 anni correva sulla sua moto, in tasca 200 euro presi al volo. Tentava di scacciare dalla mente l’immagine senza respiro di Chiara Ugolini, 27 anni, uccisa domenica a Calmasino di Bardolino (Verona), nella casa che la ragazza – commessa a Padova nel negozio di abbigliamento del padre del fidanzato, e allenatrice di volley dei bambini a Palazzolo – condivideva col compagno. È stato proprio il fidanzato a scoprire il corpo. Rientrata a casa alle 14, Chiara non era ritornata al lavoro e allora il compagno era andato a cercarla.

Omicidio Calmasino, il presunto omicida di Chiara Ugolini è il vicino

La coppia era vicina di casa del sospetto omicida: stessa palazzina su tre piani, Impellizzeri al piano terra, loro al secondo. Da chiarire il movente anche se in serata si è fatta strada l’ipotesi che l’uomo si volesse ’vendicare’ perché Chiara si era intromessa in una lite tra lui e la fidanzata, in difesa della donna. Lui gliel’aveva giurata a Chiara? Impellizzeri è rimasto chiuso a riccio su questo punto.

Gli investigatori stavano braccando il fuggitivo. La polizia stradale di Firenze lo attendeva al varco. I carabinieri del nucleo investigativo avevano trasmesso indicazioni precise. Impellizzeri (che sul suo profilo social si raffigurava con l’effige del Duce) è stato ‘cinturato’ in sicurezza. Non ha reagito, non si è opposto ai poliziotti. Ha detto che sì, lui, domenica è entrato in casa di Chiara. Non ci sono segni di effrazioni. Ha raccontato di essere penetrato dal terrazzino e di essere stato scoperto dalla giovane. "Sapevo che l’avrei trovata. Ha cominciato a urlare, l’ho spinta, è vero, è caduta e non rispondeva più". Una tragedia al momento senza indicazioni probanti sul movente dell’aggressione.

Chiara viene descritta da tutti come una ragazza solare, amante dei viaggi, che dopo la laurea a Padova aveva scelto di lavorare in uno dei negozi di abbigliamento del padre del compagno. "Una giovane positiva e sempre sorridente", sottolineano gli amici, ricordando il suo impegno di allenatrice della squadra di volley dei bambini di Palazzolo. Che ora dovranno metabolizzare, alla loro tenera età, l’assenza tragica di un’educatrice amante della vita. Al momento del fermo Impellizzeri aveva vistosi segni di graffi sul viso e sangue sui vestiti. Ora è rinchiuso nel carcere di Sollicciano. Il suo legale, avvocato Mattia Guidato di Verona, lo vedrà oggi. "Posso solo dire che ha rilasciato dichiarazioni spontanee ai carabinieri". Il pm ha 48 ore di tempo per richiedere al giudice la convalida del fermo e l’applicazione di una misura. Entro giovedì l’interrogatorio di garanzia. Gli atti saranno poi trasmessi per competenza al pm Eugenia Bertini, che a Verona coordina le indagini. Già disposta l’autopsia. Sul corpo c’è un’ecchimosi alla testa. Sangue alla bocca, il segno di una possibile, probabile, emorragia interna. Nessun segno di ferite da taglio o da fuoco.

Operaio catanese, da molti anni trapiantato in Veneto, sposato e padre di una bambina di otto anni, Emanuele Impellizzeri – uscito di carcere il 23 giugno – era ora in affidamento in prova ai servizi sociali per scontare il residuo di pena, una condanna del 2006, per rapina. Ma ha altri pregiudizi di polizia, sembra anche per rissa. "Non era agli arresti domiciliari come qualcuno ha detto all’inizio, ma in affidamento per vicende pregresse molto, molto datate che si è trovato a scontare adesso anche a causa delle lungaggini giudiziarie. Il mio assistito lavora, è integrato da molti anni ormai nel contesto sociale e professionale" precisa il suo difensore. La fidanzata di Impellizzeri ha detto poche parole. Chiarissime: "Da oggi quello non è più il mio uomo".