di Paco Misale PIACENZA La caserma come una tana di Gomorra. Il covo perfetto per pianificare affari sporchi e spaccio, estorsioni e torture, arresti illegali e orge a base di trans, prostitute e cocaina. È mercoledì 22 luglio. Il finimondo in un attimo: 5 carabinieri arrestati, uno ai domiciliari, quattro indagati. E un’intera stazione, la Levante di Piacenza, sequestrata dopo 6 mesi di indagini, 326 pagine di ordinanza e 75mila intercettazioni. Nell’inchiesta choc della Procura piacentina, i reati contestati (secondo i pm iniziati nel 2017) vanno dallo spaccio all’estorsione, dall’arresto illegale alla tortura, dall’abuso d’ufficio alla falsità ideologica. LA DROGA Audio e foto immortalano la presunta organizzazione messa in piedi dai carabinieri infedeli. Tra loro anche l’appuntato napoletano Giuseppe Montella, considerato dai magistrati il capo dell’associazione criminale dedita allo spaccio in città. Era il militare a gestire il business della droga. "Adesso a...

di Paco Misale

PIACENZA

La caserma come una tana di Gomorra. Il covo perfetto per pianificare affari sporchi e spaccio, estorsioni e torture, arresti illegali e orge a base di trans, prostitute e cocaina. È mercoledì 22 luglio. Il finimondo in un attimo: 5 carabinieri arrestati, uno ai domiciliari, quattro indagati. E un’intera stazione, la Levante di Piacenza, sequestrata dopo 6 mesi di indagini, 326 pagine di ordinanza e 75mila intercettazioni. Nell’inchiesta choc della Procura piacentina, i reati contestati (secondo i pm iniziati nel 2017) vanno dallo spaccio all’estorsione, dall’arresto illegale alla tortura, dall’abuso d’ufficio alla falsità ideologica.

LA DROGA

Audio e foto immortalano la presunta organizzazione messa in piedi dai carabinieri infedeli. Tra loro anche l’appuntato napoletano Giuseppe Montella, considerato dai magistrati il capo dell’associazione criminale dedita allo spaccio in città. Era il militare a gestire il business della droga. "Adesso a Piacenza poi stiamo solo noi… perché a Piacenza non ce n’è più per nessuno", dice Montella, intercettato in auto. In un’altra conversazione emergono poi particolari che raccontano il modo di operare del gruppo: come "un’associazione a delinquere. In poche parole abbiamo fatto una piramide... siamo irraggiungibili". E ancora: "Abbiamo trovato un’altra persona che sta sotto di noi. Questa persona qua va da tutti questi spacciatori e gli dice: ‘Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba vendi questa qua, altrimenti non lavori!’ e la roba gliela diamo noi!... è una catena che a noi arriveranno mai". Che la droga rendesse tanto, lo si deduce da un’altra intercettazione.

A parlare è ancora Montella: "Devo prendere una panetta (di hashish, ndr) e faccio gli ovuli. Minchia, gli ovuli li vendiamo subito… Ogni ovulo lo vendo a 100, 120 euro. Li vendo a occhi chiusi, che spettacolo".

LO STILE GOMORRA

È uno degli indagati che racconta, sempre in un’intercettazione, come uno dei carabinieri coinvolti avesse agito per farsi consegnare un’auto. "Hai presente Gomorra? Le scene di Gomorra. È stato uguale e io ci sguazzo in queste cose. Tu devi vedere gli schiaffoni che gli ha dato!".

LA DONNA DEL CAPO

"Senti il profumo che fa quel coso. Amore è resina pura". "Lo metto sul balcone se vuoi? Dentro un barattolo". Sono solo alcune delle intercettazioni che hanno incastrato Maria Luisa Cattaneo, la compagna di Montella, ora ai domiciliari. Secondo gli inquirenti, la donna era a conoscenza degli affari del compagno. In un’altra conversazione Mary chiede di fermarsi a un bancomat: "Scusami, come fai a ritirare i soldi? Ieri t’ho dato 250 euro", la redarguisce Montella. "Io ce li ho. Non posso farmi vedere che non ritiro: ho bisogno di ritirare i miei soldi per far la vita quotidiana, amore". Mary Cattaneo conosce l’attività del compagno. Montella: "Loro amore, loro non vanno mai ad immaginare che abbiamo sgamato le ambientali!". Lei risponde: "Ma va! Non lo scoprirebbero mai".

I PESTAGGI

Per avere il controllo sulla città, dicono i magistrati, i carabinieri arrestati erano pronti a tutto. In un’intercettazione, Montella racconta al figlio undicenne: "Ieri mi sono fatto male... ho preso un piccolo strappo... perché ho rincorso un negro". E il bambino: "L’hai preso poi? Gliele avete date? Chi eravate? Chi l’ha picchiato?". "Eh, un po’ tutti", è la risposta dell’appuntato che, come per vantarsi, precisa che anche i suoi colleghi avevano picchiato lo straniero. Nel corso di un altro arresto, Montella dice: "Quando ho visto quel sangue per terra ho detto: lo abbiamo ucciso..". In un’altra occasione a essere pestato è un egiziano a cui viene chiesto l’indirizzo della propria casa in modo tale da poter mettere le mani sullo stupefacente. Gli esecutori sono Montella e Cappellano. Dagli audio si sentono i colpi: botte, calci, le suppliche della vittima. Lui piange e i carabinieri ridono. Cappellano: "Ci stai facendo perdere troppo tempo...non abbiamo più tempo da perdere...menti di nuovo...oggi non torni a casa tua...ci devi dire dove l’hai messa...non ti permettere neanche..più di fotterci... tu sei morto!".

I FESTINI

Nelle intercettazioni emergono anche serate a base di orge all’interno della caserma. Una in particolare, alla quale partecipano "due escort" e che si svolge (mentre lui non è presente) nell’ufficio del comandante Marco Orlando (ai domiciliari). È l’appuntato Montella a raccontarlo a un collega. La serata è organizzata per festeggiare un militare, l’appuntato lo accompagna nell’ufficio del comandante dove lo aspettano due prostitute: "Urlava come una dannata. Il cappello di Orlando, la giacca, ha buttato tutte le pratiche per terra. Era un bordello". Il sesso è un’ossessione. Nel racconto che dà il via alle indagini, un ex informatore parla di "una ragazza ucraina o russa tossica che quando è in astinenza si rivolge a Montella che la fa andare in caserma e gli dà la droga dietro prestazioni sessuali".